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Full text of "Le vicende della Repubblica Romana"

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LE VICENDE DELLA REPVBBLI 

CA ROMANA NARRATE 

DAL RAPPRESENTAN 

TE DEL POPOLO 

CANDIDO AV 

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CASA EDITRICE ITALIANA DI A. QUATTRINI - FIRENZE 



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Le vicende della Repubblica Romana 



Società Lito-Tipografica Pratese T. Grassi e C* 



Le vicende 
della Repubblica Romana 

narrate 

dal Rappresentante del Popolo 
CANDIDO AUGUSTO VECCHI 



FIRENZE 

Casa Editrice Italiana A. Quattrini 

- W* - 



/ diritti di traduzione e riproduzione sono ri- 
servati per tutti i paesi, compresa la Svezia, V (Jo- 
landa e la Norvegia. 

Copyright by A. QUATTRINI 1911. 



PROEMIO. 

Le lettere che amor filiale e patrio mi solleci- 
tano a dare alle stampe sono state scritte da mio 
padre Candido Augusto Vecchj, rappresentante del 
popolo di Ascoli alV Assemblea Costituente Romana, 
al padre suo Candido Vecchj. Rimaste nascoste in 
€asa nostra durante il periodo della reazione ; ri- 
schiarano oggi un periodo della nostra rinascita, 
poco noto agli odierni italiani. Rivelano, nella con- 
fidente sicurezza dell 1 effusione familiare, in qual 
modo la Repubblica Romana si accingesse ad af- 
fermare se stessa e a trasformare gli antichi or- 
dinamenti dello Stato Ecclesiastico, rimasto unico 
superstite nel mondo dopo la secolarizzazione degli 
Elettorati del Reno, in laico e moderno ; opera 
ardua intrapresa da pochi ricolmi di fede ed av- 
versata dal torpore di alcune Provincie, allora im- 
mature ad accogliere il mutamento fondamentale 
del Governo. Le lettere che qui si vanno pubbli- 
cando illuminano appunto il divario tra la tempe- 
ratura patriottica di Roma, e quella, non dirò delle 
Provincie, ma della provincia di Ascoli ; provincia 



— 6 — 

montuosa e, nel 1849, non immemore della resistenza 
opposta, in tempi anteriori, alla propagazione del 
culto per la libertà. 

Non è fuor di luogo presentare al lettore Vuomo 
cui le lettere furono dirette e colui che le vergò. 

Candido Vecchj, di famiglia patrìzia fermana, 
ma così scevro di albagìa che nascose gelosame?ite 
ai suoi figli la condizione privilegiata della fami- 
glia in un tempo in cui, alla nobiltà di sangue, an- 
dava accompagnato un primato sociale lusinghiero y 
nacque a Fermo e morì ad Aquila nel 1861 più 
che ottantenne. Espatriatosi spontaneamente giova- 
nissimo, perche mal tollerava la costrizione morale 
in cui il Governo Ecclesiastico teneva i sudditi, 
dimorò in Turchia e si spinse sino nella Russia 
Meridionale. I suoi sentimenti personali e la lettura 
delle opere degli Enciclopedisti francesi svilupparono 
in lui un italiano avanti lettera. Tornato nelle 
Marche quando le armi di Francia vittoriosa ne 
liberarono assai più il pensiero che il suolo, accolse 
V ordine dì cose che godeva ogni sua simpatia; e 
fu direttore delle poste del dipartimento del Tronto. 
Dimessosi nel 18 15, si diede alV industria, fon- 
dando una cartiera in Ascoli ; e poi un 'altra, più 
vasta, a Loreto Aprutino. Ascoli gli va debitrice 
del teatro Ventidio Basso, e dell'Accademia Filo- 
drammatica. Nel giardino della casa che in Ascoli 
possedeva e che oggi appartiene ai suoi nipotini 



Luciani, piantò i primi alberi di nespolo del Giap- 
pone e i primi alberi di pistacchio che nelle Marche 
alligìiassero. I sentimenti liberali che con piena 
sincerità manifestava indussero il popolino a so- 
prannominarlo lù framassò, comecché scevro da 
pratiche religiose, quantunque alla franco mura- 
torta non si fosse mai ascritto. Sposata una donna 
bellissima fiorentina del casato Fine s chi, ebbene due 
figli, Candido Augusto ed Aurora ; la quale andò 
moglie a Serafino Luciani. Costoro figlio è Luigi 
Luciani cui degnissimi lavori di fisiologia hanno 
dischiuso la soglia del Senato d'Italia. 

Di Candido Vecchj, che si dilettava di bello 
scrivere, rimane un manoscritto voluminoso. È uno 
di quei Livres de raison come usavano compilarne 
gli agiati borghesi di Francia prima del ij 89 per 
serbar memoria dei casi della vita vissuta e tra- 
smetterla ai propri discendenti. Affidato al barone 
Alberto Lumbroso codesto manoscritto, verrà stam- 
pato, depurandolo di quanto contiene di soverchio 
intimamente personale. L ' educazione che un uomo 
dello stampo di Candido Vecchj volle impartire al 
figliuolo primogenito fu, qual doveva, eccezionale 
in quei tempi. Va ricordato che in casa Vecchj il 
dialetto locale era, per espresso volere del capo della 
famiglia, inesorabilmente bandito per dar luogo al- 
l' italiano. Prima che Augusto intraprendesse gli 
studi scolastici, gli venne insegnato il francese : 



8 



ed appena in età d' intendere il concetto di una 
patria situata fuor dei confini dello Stato Eccle- 
siastico, questa patria italiana gli venne additata 
dal babbo, il quale dipinse al figliuolo gli stranieri 
(e specialmente gli Austriaci) come ireconciliabili 
nemici nostri. D' altronde, il fanciullo era già 
stato consacrato alV Italia sino dai primi vagiti ; 
perchè, dopo il battesimo religioso, aveva ricevuto 
quello civile dalle mani del Di Brocchetti colonnello 
di gendarmeria nell'esercito di Re Gioacchino Murat 
e nonno del mio compagno di armi e di mare Al- 
fonso Di Brocchetti vice-ammiraglio. Il colonnello 
aveva sventolato sul visetto roseo del neonato una 
bandiera tricolore tagliata in traverso da una fascia 
nera, simboleggiante la Carboneria, pronunciando le 
parole « Augusto, ti battezzo italiano e carbonaro » . 

Toccata V adolescenza, Augusto Vecchj fu edu- 
cato al collegio di Chieti, fondato dal Calasanzio con 
100.000 scudi versatigli dal Vallignani. Quel colle- 
gio era riputato il migliore d* Italia. Augusto ebbe a 
condiscepolo Angelo Camillo De-Meis ; ed in Chieti 
contrasse amicizie durature con Salvatore Tommasi, 
con Silvio e Bertrando Spaventa e con i migliori gio- 
vani dell'Abruzzo, già sin d'allora forte e gentile. 

Cesare De Laurentiis, accurato ricercatore di 
ricordi abruzzesi, mi comunica che mio padre, va- 
lente latinista e scrittore efficace in italiano della 
scuola di Basilio Puoti, collaborò insieme a Fa- 



— 9 — 

squale Borre Ili, al Barone Giuseppe Nicola Bu- 
rini, a Ottavio Colecchi, a Clemente De Caesaris, 
a Rafaele D'Ortensio, a Salvatore Tommasi, a 
Pasquale Stanislao Mancini, a Marino Turchi e 
ad altri, al Giornale Abruzzese di Scienze, 
Lettere ed Arti diretto dal poeta Pasquale De 
Virgilii, che si pubblicava mensilmente in Napoli. 

Fu collaboratore eziandio de La Sirena, strenna 
pubblicata in Napoli, in cui scrissero Cesare Cantù, 
Pietro Giannone, Luigi Indelli, Vittorio Bersezio, 
Francesco Dall' Ongaro, Vincenzo Torelli, Laura 
Beatrice Oliva-Mancini, Michele Melga, Pietro 
Giordani, Vincenzo Lomonaco, Luigi Grippo ; e 
vi comparvero scritti inediti di T. Tasso, V. Monti, 
di A. Dumas (padre) e di altri. 

« Uno degli insegnanti nel Real Collegio di Chieti 
quando vostro padre era alunno fu V illustre filosofo 
e matematico abruzzese Ottavio Colecchi, che durante 
l'esilio in Russia fu onorato da quel governo con 
la nomina di prof es sor e nell'Università di Mosca ». 

Ma un opuscolo dato alle stampe nel 184.0 e 
il cui argomento era Girolamo Savonarola, costò a 
mio padre il bando da Napoli e la proibizione di sog- 
giornare in Firenze ove dimorava Vittoria Della Ripa 
di cui si era invaghito in Napoli e che poscia sposò. 
Dopo un breve soggiorno in Lucca, protettovi dal 
protestante Don Giovanni di Giusti, cioè dal 
Duca Carlo Lodovico di Borbone, Augusto Vecchj 



IO 



con la Vittoria si condusse in Francia. Da Parigi, 
ove prese stanza, diresse il Museo durante cinque 
anni. Il giornale era edito in Torino da Alessandro 
Fontana e vi collaboravano Pier Angelo Fiorentino, 
Angelo Brofferio, il Buffa e il Baratta. In Parigi 
Vecchj si legò di amicizia con Alessandro Dumas e 
Victor Considérant del quale divise i generosi sogni 
di rinnovamento sociale; ma più ancora con gli esuli 
italiani. Tra i quali ebbe carissimi Paolo Mercuri, 
Calamatta, Giovanni Ruffini genovese, Gian Battista 
Ruffini modenese, Achille Me?wtti, Zacheroni, Mario 
De Candia, Giulia Grisi, Terenzio Mamiani e Gia- 
como Durando. Bellissimo di persona e di fattezze, 
aperto di animo, fu il tratto d'unione in Parigi tra 
gli esuli di famiglia signorile e quelli appartenenti 
a classi meno agiate. Scoppiata la rivoluzione di feb- 
braio 1848, cui partecipò dietro le barricate degli 
insorti, la calda parola di Giuseppe Mazzini che 
conobbe nel salotto della Grisi, lo persuase a la- 
sciare la penila per il fucile. Lasciando alla moglie 
la cura dei figli di cui uno, Lionello, in fasce, 
valicò le Alpi e si arruolò soldato volontario ?iel 
battaglione dei Modenesi. Nella loro schiera com- 
batte V austriaco a Gover?iolo. Elevato a capitano, 
passò dalV esercito volontario al 2j° reggimento oU\ 
linea comandato da Enrico Cialdini. Distaccato dal 
generale Alessandro Lamarmora a notificare l<j 
stipulazione delV armistizio Salasco al colonne l^ 



1 1 



Giuseppe Garibaldi, si unì ai costui militi per 
partecipare al combattimento di Morazzone, imper- 
sonando in quelV ultimo episodio guerresco del 184.8 
P esercito regio. Recatosi in Firenze per abbracciare 
la moglie ed i figli e poscia in Ascoli per salutare 
il babbo, il voto popolare lo elesse deputato alla 
Costituente Romana. Muovendo per Roma servì di 
guida a Garibaldi attraverso la montagna ascolana 
infestata da briganti minacciosi al nuovo ordine di 
cose, scaturito dalla fuga del Sommo Pontefice a 
Gaeta. Giudico superfluo seguire Augusto Vecchf 
nel periodo tra il 2 febbraio 1849 ed il 30 aprile.. 
Si lasci alle lettere di lui V eloquenza che hanno. 
Il carteggio termina sui primi giorni di maggio, 
quando al Parlamentare si affacciano urgenti doveri 
soldateschi ; cioè di aiutante di campo del Ministro 
della Guerra Giuseppe Ave z zana il 30 aprile e 
di ufficiale di ordinanza del generale Giuseppe 
Garibaldi durante tutto V assedio. Le lettere scol- 
piscono al vivo una situazione drammatica vera- 
mente. La grande anima di Mazzini e dei Magi- 
strati della Repubblica non incontra, ahimè! la 
giusta rispondenza nella provincia ascolana. D'onde 
gli ansiosi reiterati eccitamenti del deputato al 
proprio padre perche questi, alla sua volta, evan- 
gelizzi i torpidi cittadini. Nel tempo stesso le lettere 
procurano una visione assai precisa delV opera le- 
gislativa, temperata ed esemplare dell Assemblea 



12 



Costituente e de IP opera esecutiva, anche più esem- 
plare, dei Magistrati di Roma repubblicana. 

Degli anni in cui Augusto Vecchj visse esule 
in Piemonte, poi volontario nei campi guribaldini 
del 1860 e del 1866, deputato ai Parlamenti di 
Torino e di Firenze tra il 1861 e il i866 t im- 
parziale autore della Storia dei due anni 1848-49, 
elegante evocatore della vita italica antica nel Pompei 
ed espositore sincero del tenor di vivere del suo 
generale nel Garibaldi a Caprera, nulla dirò. Non- 
pertanto voglio ricordare che: Augusto Vecchj fu 
ardente di amor patrio disinteressato sino alVultimo 
suo sospiro e democrata così convinto e pratico da 
adattarsi a volontario maestro di leggere e scrivere 
agli operai adulti dello sua Ascoli per prepararli 
ad esercitare il diritto elettorale. 

Non le presenti succinte righe, ma le lettere che 
le seguono, valgano a rammentare ai Romani di 
oggi che sul Gianicolo (da cui V effigie bronzea di 
Garibaldi domina e protegge la città) sin qui è 
stato trascurato di situare la effigie marmorea di 
uno dei più fidati commilitoni de ir Eroe, voglio dire 
di Candido Augusto Vecchj che, deputato solerte 
alla Costituente, ne abbandonò Paula appena ma- 
turò V istante in cui diventava obbligo migliore del 
cittadino lo accorrere armato sulle mura per di- 
fenderle, anziché discutere e legiferare. 

A. V. Vecchj. 



A1F Ingegnere Paolo Orlando 

Roma 



Firenze, 8 Giugno 191 1. 
Carissimo Paolo, 

Dedico a te queste lettere di mio padre difen- 
sore di Roma assediata, memore che il padre tuo 
primo fra tutti sventolò i tre colori italiani in 
Roma e precisamente il 75 Novembre 1848, quando 
solennemente inauguravasi la consulta di Stato. 
Il vessillo che di poi fu reso a Palermo donde era 
stato spedito, durante tutta la giornata del 4 Feb- 
braio 18 4p fu sostenuto dal braccio sinistro della 
statua di Marco Aurelio in Campidoglio. 

Non degenere figlio di Luigi Orlando, ti sei 
accinto alV ardua impresa di promuovere il colle- 
gamento di Roma al mare ; al mare dal quale 
V Urbe madre di tre civiltà dista appena 25 chi- 
lometri. QuesV anno dovevasi mandare ad effetta 



— 14 — 

parte del disegno che da tempo vagheggi e carezzi. 
La sorte tradì i tuoi sforzi. Valga il richiamo di 
un ricordo domestico caro al tuo cuore ed al cuore 
di ogni italiano a stimolarti nel perseverare in così 
nobile idea. « Perdurare » sia la tua divisa come 
fu quella del padre tuo, dei fratelli di lui e dei 
fratelli tuoi. 



Di Roma, 6 Febbraio 1849. 

Carissimo babbo, 

Ieri vi aveva scritto dalla Camera, ma la 
posta era partita e non vi spedii la mia let- 
tera. Vi diceva come solenne era stata la festa, 
vi accennava alcune idee del discorso delF Ar- 
mellini che oggi leggerete per intero ne* gior- 
nali ; vi parlava dell' incidente procurato dal 
Garibaldi nell' imporre la proclamazione della 
Repubblica a noi tutti senza attendere la ve- 
rifica dei poteri, la elezione del presidente e 
de' segretari, insomma pria che F assemblea si 
costituisse. Il popolo è preparato alla grande 
parola; ma ad ogni cosa il suo tempo oppor- 
tuno. E molti hanno riso di tanta intemperanza 
marziale e sì poco parlamentaria. E lo Sterbini 
ne ha trionfato. Oggi eleggeremo il Presidente, 
il quale facilmente sarà l'Armellini, e i vice e 
gli altri funzionari. Prima però riconosceremo 



— i6 — 

i poteri nelle varie sezioni. Io appartengo alla 
prima. 

Il Tranquilli (i) era quasi impazzato; si augu- 
rava un' apoplessia ieri per non venire alla 
Costituente. Oggi è alquanto calmato. Buona- 
parte(2) mi ha domandato conto di sì mala scelta 
e dubita che un dì o l'altro fuggirà come Gallo. 
Lo dice egli stesso. Fate attenzione altra volta 
sugli uomini che manderete a rappresentarvi. 
Ei dice di aver accettato la deputazione a tempo 
del Rossi, solamente per riottenere una pensione 
di scudi 8 perduta dopo il 31. Oh! amor di 
patria senza confine! 

Ho riveduto Zambeccari, i Caldesi, La Masa, 
Sterbini, Muzzarelli (3) e conosciutine altri, tra 
i quali i rappresentanti di Fermo, il Tornaboni, 
il Trevisani e il Minnucci, amicissimo vostro 
antico. 

Siam tutti, o presso che tutti, repubblicani; 
qualche prudente vorrebbe procrastinare il nun- 



(1) Il Tranquilli, cittadino ascolano, era collega di C. A. Vecchj alla 
Costituente ed apparteneva al partito ultra-moderato ; d' onde gli strali 
che 1' autor delle lettere gli vibra in questa come nelle altre. 

(2) Il Principe di Canino e Musignano, del ramo di Luciano, rappre- 
sentante del popolo alla Costituente e cugino di Luigi Napoleone Buo- 
naparte presidente della Repubblica Francese. 

(3) Monsignor Muzzarelli, prelato liberale, già da Pio IX amatissimo. 
Fu membro della Costituente. Esule in Piemonte, si convertì al prote- 
stantesimo. 



— 17 — 

ciò della grande parola per tema delle baionette 
straniere che Carlo Alberto non combatte più 
per la patria indipendenza. Queste minaccie di 
sinistri avvenimenti le fan circolare a talento 
il Muzzarelli e lo Sterbini. Credat Iudeus ! Noi 
dobbiamo pronunciare invece il gran verbo di 
vita popolana, per la felicità d' Italia, per ri- 
spondere al mandato del cuore e di chi e' in- 
viava qui e perchè sui due cadaveri incrociati 
dell' Imperialismo e del Papismo un solo edi- 
ficio incrollabile puossi ornai rizzar su, quello 
della sovranità del popolo, siccom' oggi s' in- 
tende. 

Oggi uscendo vedrò se la diligenza mi ha 
portato il baule. Se no, mi confesserò il più 
infelice tra tutti per non aver come cambiar 
di vestiario, né danari, che gli è peggio. Dio 
faccia che la spedizione delle olive sia stata 
fatta un po' meglio ! 

Qui il sole è purissimo ; il paese è tranquillo. 
Pare ogni cosa si allieti dell'assenza pontificale. 
De' fatti nostri arrabbieranno Pio IX ed il lor- 
dume cardinalesco e prelatizio che gli fa coda ; 
Ferdinando co' ministri suoi degni ; re Carlo 
col suo prete Gioberti, che ho dichiarato da 
qualche tempo il Gesuita Moderno. De' fatti 
nostri ne goda quello, e quelli di Toscana, di 
Torino e di Napoli rispondano fraternamente. 



— i8 — 

Allor l'affare sarà bello e compiuto ; e Radetzky 
co' suoi sarà obbligato dalle forti busse oltre- 
passare raumiliato e contrito il versante opposto 
delle Alpi Cozie. 

Amen ! 

Abbraccio con voi il Calindri, di cui buc- 
cino continuo le patriottiche virtù ; il figliuolo, 
Ambrosi, Ranieri e tutti gli amici buoni. Bacio 
Massimo (i), le sorelle, Manetta ed Elpidio 
vecchissimo. 

Addio e di cuore 

C. Augusto. 



Dì Roma, j Febbraio ^g. 

Carissimo babbo, 

Ieri ebbi il vostro foglio del i ° corr. Nel mat- 
tino, pria di muovere alla Camera, aveva git- 
tato alla posta una mia lettera. Ora, il Landi 
mi manda un pacco inviatomi dall' ottimo pre- 
side Calindri (2), su cui è scritto Y avviso che 



(1) Massimo Vecchj, fratello di Augusto, generato da un secondo ma- 
trimonio del padre. Le sorelle sono Aurora e Gigia. Manetta, came- 
riera di singolare avvenenza ed Elpidio antico cocchiere di casa che 
aveva tenuto Vecchj sulle ginocchia. 

(2) Ugo Calindri, preside della provincia d'Ascoli, distintosi nel com- 
battere i faziosi numerosi nella montagna. 



— ig — 

il desiderato baulle è alfin giunto. Ed è gran 
fortuna; perchè, ito stamani alla diligenza in 
Monte Citorio, Y impiegato mi avvisava che il 
baulle per me non v' era. 

Oggi andrò dal Ministro di Giustizia per 
avvertirlo quali fangose anime ora ingombra 
il tribunale ascolano. E propongo il Dotti a 
presidente, il Ricci e il Simoni di Fermo a 
giudici. Vi farò motto della risposta. 

Le cabale ministeriali lavorano. Oggi Ster- 
bini e Muzzarelli parlavano d' ingrossamento di 
truppa presso Ceprano, del discorso della co- 
rona sabauda e di altre cose siffatte. I ciuchi 
cadono in quelle panie ed impaurano. Io ne rido 
e penso alla grandezza della patria mia. Ab- 
biamo colleghi dottrinari più che non si credeva. 
Cioè, abbiamo gianfrulloni che, digiuni di al- 
cuna opinione, e tremanti a verghe, si fan dot- 
trinari, perchè talmente non hanno più a temere 
d' interventi stranieri e di commozioni politiche. 
Ma, tutto contato, non riesciranno ad imporre 
al popolo un governo ermafrodito siccome opi- 
nano. 

Ora accade un incidente sulla elezione del 
cittadino Tronchet(i). Lo leggerete nei giornali. 



(i) Agatone De Luca Tronchet, membro della Costituente nel par- 
tito liberale. 



— 20 — 

Qui tutto è tranquillo. Il Cielo arride con la 
sua limpidezza alla cosa pubblica, ed intanto 
vi saluto e vi abbraccio col Preside, la famiglia 
e gli amici. Muzzarelli vi saluta. 

C. Augusto. 

Caro Orsini, 

I Tranquilli non fanno per noi. Ci vogliono 
i Scoti tori. 
Di cuore suo 

Masi. 

Fate leggere le due righe ad Orsini (i). Non 
è ancora venuto al Governo il verbale delle ele- 
zioni ascolane. Che tardasi di più ? Avvisate.. 
Ieri Armellini spedì una lettera su ciò. 



ij Febbraio 49. 
Carissimo babbo, 

Vi mando quest' altro foglio per avvertirvi 
aver noi sanzionato la legge disegnataci dalla 
Commissione del potere esecutivo qual' è. 



(1) Orsini, di Ascoli, farmacista e botanico di grido. L' Italia ne ri- 
compensò i sentimenti liberali coll'elevarlo a senatore nel 1861. 



21 



Tutti i beni chiesastici sono dichiarati beni 
nazionali. 

Qualunque alienazione di beni stabili o mo- 
bili delle case religiose e di altro qualunque 
stabilimento ecclesiastico, causa pia e così dette 
mani morte, è proibita sotto pena di nullità. 

Saranno prese misure di assicurazione per 
impedire la sottrazione e il trafugo degli og- 
getti mobili di proprietà di detti luoghi. 

Il Ministro provvisorio di finanze è incaricato 
della esecuzione del decreto. 

Tutto approvato alla unanimità. 

Quel che le Sezioni dovranno sanzionare gli 
è questo : 

« Qualunque alienazione con data certa e se- 
guita dal 24 nov. pass, si dichiara simulata e 
rimane nulla e senza effetto ». 

« Qualunque atto simile senza data certa ri- 
sultante esclusivamente dal registro, si ritiene 
fatto con simulazione e non avrà forza alcuna ». 

I preti, come vedete, gli serviamo per le 
feste. Avean rubato troppo e troppo ingordi 
si dimostravano per aver pietà dei fatti loro. 

Si disegna far enfiteusi dei beni incamerati 
e favorire gli agricoltori e la gente industriosa 
meglio che i ricchi e i possidenti. Cotesto di- 
visamente ci dà le chiavi del cuore della classe 
la più nobile e la più numerosa, quella degli 



22 — 

abitatori delle campagne, i pagani dei dì nostri» 
Addio, addio. 

Se si venderanno proprietà chiesastiche nel- 
l'Ascolano o meglio, se esistono tenimenti frut- 
tiferi e ben posti, avvertitelo, perchè potrei, 
comprandoli, collocare la dote della Vittoria. 

So che Orazio è giunto con Giannino (i). Que- 
sta sera andrò a vederlo. 

C. Augusto. 



Dì Rorna, 13 Febbraio qg. 

Carissimo babbo, 

Allorché mi scrivevate il foglio in data del 
9, col quale mi avvertite della partenza del- 
T amico Orazio, io nelle prime ore di quel dì 
memorabile vi annunciava che voi eravate cit- 
tadino di una gloriosa Repubblica. Di essa ve- 
diam già i buoni effetti. Un seggio ereditario 
è crollato. Gli altri due li seguiranno nel regale 
abisso. Qui tutti lieti come per domestico gioire; 
e più il saranno, allorché, trovati i danari nella 
incamerazione dei beni chiesastici, porrem su 

(1) I Conti Orazio e Giannino Piccolomini, padre e figlio, del ramo 
ascolano della illustre famiglia senese. Il conte Giovanni si mantenne 
repubblicano e fu compromesso nella faccenda di Villa Ruffi insieme al 
defunto Fortis. 



— 23 ~~ 

un' armata di 40.000 uomini da correre al con- 
quisto con gli altri della terra santa d' Italia. 
Abbiamo spedito il Beltrami, che congiuntosi 
col Pescantini in Firenze, provvederà al rico- 
noscimento della nostra Repubblica in Parigi, 
alle migliaia di archibugi, ed alle centinaia 
dei buoni ufficiali francesi, atti all'organamento 
delle giovani nostre truppe. Or ci occupiamo 
dello Statuto e del riordinamento della cosa 
pubblica. 

Vorrei che l'ottimo Calindri mi spedisse una 
nota dei vari impiegati, rei od ignoranti, che 
sono attualmente neir amministrazione della 
provincia, sì civili che militari. Amerei che a 
lato di ognuno fra essi fosse il nome di tale 
atto a surrogarlo nelF ufficio. L' ho già pregato 
di dar conto al Ministro di Giustizia del ca- 
rattere politico e civile dei membri del Tribu- 
nale, i quali a me parvero nulli e perversi. 
Uomini nuovi, per carità. 

Noi dobbiamo imporre un crisma alla società 
esistente che riveli giustizia e moralità. Altri- 
menti, la parola emessa rimarrà parola vana e 
frantesa dalle moltitudini commosse ed intente. 
La moderazione, le mezze misure non persua- 
dono alcuno, né gli amici, né gli avversi. La 
energia spiegata colpisce ed atterra i trafila- 
tori politici. Dite al Calindri che vada risolu- 



— 24 — 

tamente allo scopo e non tema di nulla. Ri- 
costruisca sullo sfasciume pontificale ed avrà 
plauso senza confine. 

I miei colleghi della Provincia son tali su 
cui poco si può contare. Panichi verrà via 
presto. Moretti dice che per affari particolari 
dovrà far lo stesso. Se il Tranquilli non è par- 
tito, è miracolo. Egli si oppone a tutte misure 
delF Assemblea. E poi lo dice ben chiaro : Ei 
venne a far parte della defunta Camera per 
ottenere una pensione di scudi otto cui crede 
aver diritto. E se rimane è per questo. E il 
più pover' uomo che mi conosca. 

Mazzini trovasi attualmente in Firenze. Dubito 
che venga qui. Oggi gli scrivo per ispronar- 
velo. Riescirò? (i). 

Non ho mai parlato, perchè ho molto agito 
e perchè molti han ciarlato a favore e contro 
i buoni divisamenti con mio interno dispetto. 
Le chiacchiere dei vanitosi rubano il tempo 
alle opere ed io stimo che il tempo sia pre- 
ziosissimo ai casi nostri. 

II Ministro di guerra in Torino mi ha ri- 
chiamato sollecitamente al Corpo. Ho scritto 
stamane al Colonnello di pregare il Ministro 

(i) Questo passo è notevole. Darebbe a divedere cbe 1' appello mos- 
sogli da C. A. Vecchj non fosse estraneo alla partenza di Mazzini per 
Roma. 



— 25 — 

a fine che mi faccia rimanere qui, ove, come 
rappresentante, ho cooperato alla proclamazione 
della Repubblica Romana, ed ove spero far di 
questa il nucleo della Unità Italiana. Ho richiesto 
per tai meriti il favore di rimanere come ca- 
pitano nei quadri dell* armata italiana di Pie- 
monte. Ed ho aggiunto che, ove altrimenti avve- 
nisse, mi dorrebbe che al rompere delle ostilità 
non avessi a combattere allato dei miei antichi 
e provati fratelli d' arme ; pur mi consolerebbe 
la coscienza di aver servito alla felicità del mio 
paese, e il pensiero che il dì della solenne ri- 
scossa troverei facilmente chi volesse avermi 
soldato nelle battaglie dell' onor nazionale. Il 
Colonnello (i) presenterà quel foglio al Ministro 
e il collega del gesuita Gioberti mi radierà 
dal Corpo. Allora pel Tribuno dirò la mia pa- 
rolina al governo di Re Carlo Alberto. 

La cassa delle olive, stimo sia giunta in 
Firenze. Siccome fu diretta al reo genitore, 
questi adirossi, né so il perchè di tale indi- 
rizzo e la Vittoria dovette dichiarare al diret- 
tore di dogana che essa erane la proprietaria. 
I molti quattrini hanno depauperato il senno 



(i) La lettera di C. A. Veechj al colonnello Cialdini 1' ho vista espo- 
sta nel Museo del Risorgimento a Torino. 



— 20 — 

dei Della Ripa (i). Dominedio sembra agisca 
così per istabilire la legge sui compensi. 

Ieri dunque le nozze in casa. Bene. Sieno lieti 
gli sposi ed abbiano da me voti sinceri di lunga 
inalterabile felicità. Facciansi mutue concessioni 
e riusciranno nelF intento desiderato. 

Le notizie che la Vittoria mi dà di Firenze 
annunciano la indifferenza vergognosa del paese 
neir atto che per la fuga principesca proda- 
mossi il triumvirato provvisorio. Sono colà 
codini di ogni lunghezza e di ogni colore. Le 
ossa chiuse ne' sepolcreti di Santa Croce deb- 
bono fremere di santa indignazione contro i 
morti che passeggiano per le vie fiorentine. E 
perciò, torno a dirlo, caro babbo : noi che vo- 
gliamo il bene del povero nostro paese, noi 
che siamo in minorità, bandiamo i dubbi, le 
irresoluzioni, le mezze misure; mostriamoci ener- 
gici e forti ; ed imponendo alle masse le nostre 
idee nobili e generose, illuderemo gli avversi 
sul nostro numero individuale e vinceremo. 

Addio a tutti gli amici. Stringete per me la. 
mano del buon Preside, del figliuolo, di Am- 



(i) Qui si allude al suocero, Giuseppe Della Ripa, padre della Vit- 
toria, uomo liberale sino a mandare suo figlio Cesare a combattere gli 
austriaci, ma non abbastanza per approvare il genero le cui opinioni, 
erano manifestamente repubblicane. 



— 27 — 

brosi, di Saladini, di Tocchi — il quale avrebbe 
ben fatto se avesse accettato la candidatura alla 
Rappresentanza Nazionale — di Orsini e di, 
ogni buono. E voi gradite colla famiglia gli 
abbracci affettuosi del vostrissimo 

C. Augusto. 



15 febbraio 49. 
Carissimo babbo, 

La relazione delle feste Ascolane del 1 2 l'ho 
data ad Accursi, che la inserirà nel Monitore 
della Repubblica, ludi mia lettera potevate farla 
leggere in pubblico nel Gabinetto, perchè non 
offendeva nessuno dei miei colleghi. Il loro 
nome colle loro opinioni sono stampati nel Mo- 
nitore che dà relazione della tornata famosa del- 
l' 8 febbraio. Anzi, mi spiace che quel foglio- 
non sia stato letto a chi lo diressi. 

Al Preside scrissi la novella ed aggiunsi 
togliesse via dagli impieghi tutti quelli eh' e- 
ransi mostrati contrari alla causa santa del 
popolo. Ne aveva parlato coli' Armellini, col Ga- 
leotti, collo Sterbini e tutti e tre mi hanno> 
detto che il Preside informi chi debba restare, 
chi andar via, chi surrogare i tristi ne' pub» 
blici impieghi della provincia. 



28 



Indi egli avverta di aver scritto ed io prov- 
vedere al resto. Prima d' allora proporrei va- 
namente Dotti, Ricci, Simo ni. 

Ho veduto Orazio. Mi darà le cose portate. 
Mi dicono che Tranquilli si dimetta, e ben fa. 
È il ridicolo dell'Assemblea. Venga Tocchi od 
Emilio Ambrosi in sua vece. 

La Vittoria mi scrive che Fu non aveva 
ancora ricevuta la cassa di olive. 

Addio. Sono in Sezione ; è giovedì grasso. 
Non ho che il tempo di abbracciarvi. 

C. Augusto. 



Di Roma, 22 Febbraio 49. 

Carissimo babbo, 

Le cose procedono un po' meglio. La paura 
ha galvanizzato il potere esecutivo e il mini- 
stero. La impudenza austriaca sia benedetta 
le mille volte, poiché arreca effetti così salu- 
tari. Ieri stemmo nella Camera sino ad un'ora 
dopo la mezzanotte. E si decretò la più dispe- 
rata difesa. Campello, Ferrari, Mezzacapo, va- 
lentissimo ufficiale napoletano, e Zambeccari par- 
tono per Bologna e Ferrara. Parecchi commis- 
sari straordinarii percorreranno le Provincie 



— 29 — 

per organar le guaste amministrazioni, destituire- 
i colpevoli impiegati, rifare la guardia nazionale, 
mobilizzarne una buona quantità. Io sarò forse 
destinato per Ascoli e Fermo ed allora ci riab- 
bracceremo ben presto. Energia, energia e poi 
energia. La santa Repubblica deve vivere ad 
ogni costo perchè piace a Dio e al Popolo. E 
questo che abita qui è il primo del mondo. 

Orazio parte oggi colla diligenza; gli ho 
parlato a lungo e sembra benissimo intenzio- 
nato. Resta a vedere se alle idee generose 
risponderanno i fatti avvenire. 

Il Preside dovrà requisire tutti i fucili da 
caccia dei particolari. Con questi si armeranno 
le guardie stanzianti ; quelli da munizione ser- 
viranno pei combattenti per la patria. Io spero 
che costì molti risponderanno all'appello de* 
forti. 

Orazio poi non mi ha portato né le calze né 
le carte vostre. Non V ebbe a Spinetoli. Le to- 
glierò con me quando ripartirò da Ascoli. 

Io mi auguro lieti destini per Y Italia nostra. 
La Toscana è unita a noi colla stessa forma 
governativa. Il Piemonte rinsavirà e lascerà nel 
fango, ove bestialmente grufola, il Ministero del- 
l'abate perverso. Il re Borbone non starà molto 
a cadere. Così sia ! E questa sacra terra la ve- 
dremo presto sgombera della immondizia stra- 



— 30 — 

niera. Tutti oprino però colla mente e col braccio 
e colla parola. 

Siate tutti gli apostoli della santa idea. Ap- 
pena verrà qui Mazzini lo creeremo Dittatore. 
Per lui magnifiche ed energiche cose! 

Saprete i bei fatti toscani e le risoluzioni del 
Piemonte e del ministro inglese. Viva V Italia, 
questa santa madre di libertà, vergine nobilis- 
sima di pensiero e di spada ! 

Scrivo al buon Calindri. E voi per intanto 
pregatelo a drizzare una nota di tutti gY im- 
piegati demissibili e dei surrogabili. La è cosa 
di prima necessità. Gli è mestieri calar la vi- 
siera ed agire col cuore. Inchiniamo alla santa 
maestà della patria e a nuli' altro. 

Addio. Siate sano e felice. E i miei caldi 
saluti alla famiglia, agli amici buoni. 

C. Augusto. 



Di Roma, 23 Febbraio 1849. 
Carissimo babbo, 

Ieri ebbi sul tardi il vostro scritto ed il pacco 
delle poesie ascolane per la promulgazione della 
Repubblica. Voglio che perciò stringiate cor- 



™ 3i — 

dialmente la mano in mio nome al buon cit- 
tadino Alvetreti (i). 

Cotesto giovane Y amo e Y onoro come un 
uomo-miracolo. La riforma postale e l'aboli- 
mento del lotto verranno a tempo e a luogo. 
Ora, altre cure e più radicali, far danaro per 
comprare armi e costituire un' armata, che è 
solo in germe. 

I Commissari non partono ancora per le 
necessitose provincie. Non vogliono loro con- 
cedere poteri illimitati e senza questi non pos- 
siamo far nulla, perchè in tutto troveranno un 
ostacolo. Il Ministero, il potere esecutivo, sono 
composti d' uomini atti a perdere la Repub- 
blica, non a giovarla. Snervati, ri tementi, va- 
cillanti su ogni provvida misura. Non vogliono 
persuadersi che i nostri sono tempi rivoluzio- 
nari, i quali debbono scardinare Y edificio fra- 
dicio e guasto del passato per ricostruirlo su 
nuove basi. 

I tristi impiegati gli tengono; o, se li man- 
dano via in poco numero, gli dichiarano in 
disponibilità e così seguitano a pagarli mensil- 
mente. Ho parlato col Ministro di Giustizia 
stamani riguardo i membri guasti del vostro 



(i) Il marchese Mariano Alvetreti, patrizio ascolano e non volgare 
poeta. 



\ 



— 32 — 

Tribunale. V era già stato chi aveva fatto 
grandi premure pel Ferrari. Il Lazzerini non 
ha voluto nominarmelo, ma immagino che sia 
il Moretti. Mi ha detto che farà giustizia sulle 
relazioni che gli darò ; e stasera, traendo par- 
tito dalle notizie da voi fornitemi, stenderò la 
nota dei perversi colle loro emergenze. Se non 
minacciava, il Saffi avrebbe rimandato il Fa- 
nelli come Governatore di Offida ! 

Se i Commissari non partono di qui, vi as- 
sicuro che tutto inabisserà senza riparo. 

Almeno ve?iisse Mazzini, uomo riparatore di so- 
lenni ingiustizie e solo capace di fare il bene! Lo 
attendiamo tutti noi buoni come u?ia speranza. 

Ieri sera sono stato per 4 ore a chiacchierare 
col Padre Ventura (1). E un uomo sommo, di va- 
ste vedute e grande politico. Mi ha parlato del 
Papa come di un imbecille senza cuore e de- 
bolissimo di carattere. Vi farei stupire se vi 
narrassi per filo e per segno come si è ottenuta 
la Guardia Nazionale, la Consulta, la secola- 
rizzazione degli impieghi, tutto ciò insomma 
che a lui si è attribuito. Per Dio ! Chi scriverà 
la storia d'Italia dal 1846 al 48, se narrerà il 
vero alle genti, non sarà certo creduto! 



(1) Il celebre predicatore. 



— 33 — 

Saprete già che THaynau (i) co* suoi ladroni 
è partito di Ferrara dopo aver preso e danaro 
e cambiali su Milano e Verona per 206,000 
scudi e tratto seco sei cittadini come suoi sta- 
tiche Egli era dunque venuto per rubare da- 
naro e per imporre una riazione colla presenza 
armata dei suoi croati, ove fosse stato possibile. 
Ma, torno a dirlo, cotesta loro venuta la è stata 
somma provvidenza per noi. I Governanti si 
avveggono che la Repubblica non la è cosa 
da burla, e che una tal tremenda parola convien 
sorreggerla con armi e danari. Energiche pre- 
veggenze e non parole. 

Il mio collega Zacchi, dice essere stato col- 
lega vostro nelle prigioni di Pesaro (2). Vuole 
che vi saluti col nostro Dotti. 

Addio, agli sposi molte affettuose parole. 
Rincorate ogni buono e galvanizzate i tementi 
che allibiscono come fanciulli. E giacche il Ca- 
lindri si fa patrono dei papisti, e voi drizzatemi 
la nota dei nomi di questi impiegati colle ri- 
spettive loro cariche e pecche politiche. Io farò 

il resto. Dall' anima 

C. Augusto. 

(1) Il tenente maresciallo Haynau, tedesco dell' Assia al servizio 
d'Austria di cui Radestky diceva che era « come un rasoio affilatissimo 
da estrarre dalla busta e riporvelo dopo essersene servito », tanto era 
nota la energia feroce di quel soldato di ventura. 

(2) Candido Vecchj era stato carcerato per cagione delle simpatie 
vivissime che dopo il 1815 professava per il regime tramontato. 

3 



— 34 — 

Di Roma, 24 Febbraio 1849. 
Carissimo babbo, 

I Napoletani d'accordo cogli Spagnuoli e coi 
Tedeschi avevano combinato V intervento nel 
suolo sacro della nostra Repubblica. La Francia 
era stata interrogata se poteva annuirvi e forse 
concorrervi e non rispose. 

Né T Inghilterra né il Piemonte vennero con- 
sultati. Il re Bomba aveva ordinato ieri a 20,000 
de' suoi sgherri di penetrare dalla parte di Ce- 
prano. Un picchetto di cavalleria operò una 
piccola scorreria nei campi e poi ritirossi per 
contrordine ricevuto, avviandosi verso gli A- 
bruzzi, ove il bisogno era più urgente. 

In Toscana era accaduta una reazione accesa 
dai perfidi e poltroni codini — che Iddio gli 
inabissi ! — Mia moglie mi scrive il 22 che 
tutto era stato soffogato, che il Bargello era 
pieno di retrogradi d' ogni condizione. Intanto 
il Piemonte aveva ordinato ai 10,000 soldati 
che aveva in Sarzana di entrare in Toscana 
per prevenire un intervento austriaco e per 
spegnervi la guerra civile. Cotesta intervenzione 
non essendo necessaria, non accadrà adunque 
più. Noi, in questo momento, ragunati in Con- 
gresso segreto, abbiamo interrogato il Governo 



— 35 — 

perchè ci riveli le nostre forze. Sappiamo aver 
pronti alla guerra 23,000 uomini circa. Con- 
viene aggiungere a questi le Guardie Nazionali 
mobilizzatoli e il popolo levato in massa. Le 
novelle che vi dò sono vere. Non temete; ma 
premunitevi ed armatevi. Il Governo che ab- 
biamo è il più eunuco di questo mondo ! Ma, 
chi elevare in loro vece? Mazzini non viene 
ancora ! 

Oggi chieggo al Ministero piemontese la mia 
dimissione. Mi vergogno, io cittadino libero e 
repubblicano come pochi altri, di appartenere 
ai quadri di un' armata diretta dall' abataccio 
Gioberti. Così saremo contenti tutti. Avrò sem- 
pre con chi combattere il giorno della battaglia 
nazionale. 

Intanto ho dato la nota dei nomi di quelli che 
compongono il vostro bel tribunale. A lato dei 
nomi il Ministro ha letto le loro opere. Quindi 
ho esposto i nomi di quelli che potrebbero de- 
gnamente surrogarli. Ho minacciato il Lazze- 
rini di rivelar dalla tribuna ciò che si opera 
nel suo ministerio in nome di Dio e del Po- 
polo, nel caso che quella canaglia eh' è in A- 
scoli non sia discacciata. 

Or dovrete surrogare un deputato al Tran- 
quilli. Molti che conosco hanno scritto per far 
favoreggiare dal popolo il nome di un tal Po- 



— 36 — 

Udori, ex-presidente del Circolo popolare di 
Roma, che qui non ha potuto farsi mai eleg- 
gere, perchè contrario alla Repubblica. E ami- 
cissimo dell'orgoglioso, temerario e retrogrado 
Ballanti. Questi, Panichi, Checchina Cantala- 
messa, hanno scritto per ottenere al nostro 
avverso Polidori la deputazione ascolana. Guar- 
datevi bene dal farlo tale. Vi mando carte stam- 
pate le quali lo riguardano. Fatele anche af- 
figgere. 

Addio, perchè parte la posta. Addio a tutti. 

C. Augusto. 

Mi scordava dirvi che in mio nome avver- 
tiate il popolo degli elettori della Provincia 
Ascolana, che il deputato degno di lui alla 
Costituente Romana, in rimpiazzo dell' indegna 
Tranquilli è il 

Dott. Giovacchino Pompili 

fondatore del giornale 

La Speranza 
e repubblicano come me. 



Dì Roma, 5 Marzo 4p. 
Carissimo babbo, 
Ieri sera trovai a casa due amabilissimi fogli 



— 37 — 

vostri ed in uno era acclusa una lettera del 
mio Geppino Sella, di Quintino (i) che è in Pa- 
rigi e di Durando che trovasi pure colà. Quante 
gioie in una volta ! Quella tal pianta secca fa- 
tela vedere ad Orsini e ditegliene il nome acciò 
dica se cresce nel nostro paese. Perchè tolga 
la febbre al malato, si prendono tre o quattro 
foglie fresche, si pongono sui polsi, e vi si 
lasciano fasciandole. U indomani il male è spa- 
rito. Lo usano per rimedio tutti gli alpigiani. 
Gli ho scritto oggi stesso per tutta la famiglia 
che, amata, mi riama tanto. 

Mazzini e venuto qui. Sono stato fino air una 
con lui. 

La sua energia sola saprà salvare V Italia cen- 
trale. Gli ho detto che avreste eletto il Pom- 
pili in rimpiazzo del morto. Ha assai lodato 
la scelta come eccellente. Fatelo per carità. E 
dite ad Emidio che se è ignoto al paese asco- 
lano, è ben noto a me, e l'anima mia integer- 
rima — almeno stimo che tutti costì la cre- 
dano tale — non ha mai ingannato nessuno. 
E immaginate mo' se saprei ingannare il paese 
>e V Italia che son parte integrale del sangue 
mio. 



(i) Geppino e Quintino Sella, biellesi, amicissimi di C. A. Vecchj. 
Quintino è 1' uomo di Stato che tutti sanno. 



- 38 - 

Duolmi che siate costretto a vivere in letto;: 
quando saria necessario che apostolizzaste. Spera 
però vi potrete levar presto. 

Dite a tutti i buoni, cominciando dal Preside, 
che una invasione austriaca è inevitabile. Saria 
bene il sapessero anche i tristi. I Croati sgoz- 
zano, taglieggiano, e rubano indistintamente i 
liberali e i briganti. Armatevi dunque, fate che 
i nuovi soldati sieno disciplinati e istruiti. Pre- 
paratevi, per Dio ! Io certo non farò onta al 
paese ascolano e fermano. Saprò cadere come 
un' antico Romano. Addio, e guarite presto. 
Salutate gli amici e venga presto la statistica, 
desiderata. 

Tito m' incarica di salutar tutti. Amen. 

C. Augusto. 



Di Roma, 6 Marzo 49» 

Carissimo babbo, 

Ieri sera era dal P. Ventura, quando il Pom- 
poni venne a trovarmi per condurmi dalla Pa- 
potti che avea ricevuto sotto fascia un proclama 
del Preside, quale l'ho pure avuto stamani dalla 
posta. Son buone le cautele prese per la tutela 
del sacro territorio nostro. Ma, non occorreva, 
menar tanto strepito per ciò. 



— 39 — 

Quel dettato, a mio credere, è un solenne 
attestato di debolezza; che, i forti — e cotesti 
sono abituato da anni molti a vederli ! — oprano 
e non dicono. Il Calindri è molto impressio- 
nabile di sua natura, ed ignora il terreno su 
cui sta. Confessiamolo fra noi. La popolazione 
della nostra provincia non si picca di molto 
cuore ed energia. 

E i timorati infiaccano vie più Y animo a 
fronte dei minaccianti pericoli. Ond' è che il 
Preside avrà co' suoi detti ringalluzzato i per- 
versi, i quali maligneranno più che mai il pre- 
sente stato di cose ; svigorato il cuore di quelli 
che amano la Repubblica Romana, purché loro 
non costi né un sonno né un soldo : e allon- 
tanato dalla nostra causa coloro che già vi si 
davano colle parole. 

Trovai ieri sera Panichi dalla Papotti ; era 
impaurito all' eccesso ; aveva nei di indietro 
in animo di tornare costì per qualche mese ; 
forse, ora non avrete la gioia di rivederlo sì 
presto. Il dabben' uomo era nato per la pace 
della Tebaide e non pei tempi convulsivi e 
battaglieri che corrono. 

La guerra la è inevitabile e con essa una 
invasione austriaca. Dite al Preside che agisca 
su questa base e non sulle illusioni delle mi- 
nacele Napolitane. Io nutro fede — e vi av- 



— 40 — 

vedrete s' io al vero mi appongo — che i sol- 
dati che ora Ascoli teme interverranno in breve 
con noi nella guerra della Italica Indipendenza. 
Conviene adoperarsi di trovar danaro ed armi 
ed adunare nel cuore più coraggio che si può 
per la impresa solenne. 

Fatevi adunque tutti apostoli di cittadine 
virtù, e non di paure. Ridestate le nobili pas- 
sioni del popolo, educate questo in ogni occa- 
sione e dategli forti esempì. I malvoglienti alla 
libertà riconquistata stimmatizzateli colla parola; 
se traducono ad atti i rei loro pensieri, legateli 
e imprigionateli e sottometteteli a severo e a 
pronto giudizio. Amanti della santa idea libe- 
ratrice, non curate di uomini. E Iddio vi rime- 
riterà della buona opera. 

So che il Vitali Cantalamessa è stato fatto 
amministratore di beni incamerati. Procurate 
che il Ferrucci siavi pure impiegato. 

E voi accettate il carico di Consigliere pro- 
vinciale. Per Dio ! Per tanti anni vi siete la- 
gnato che i soli imbecilli e sagrestani erano 
al lato dei Presidi con tale impiego. Seguitate 
pure a lamentarvi che il brigante Mazzoni sia 
scelto a co tal posto. E voi, invitatovi, non ac- 
cettate ? Piacevi il querulare. 

Pur questo non mi pare che ne sia il tempo. 
Forza ed energia e opere buone e pubbliche 



— 41 — 

a bene del paese. E quel che a voi dico, sia 
detto per quelli che hanno sale in zucca e che 
v' imitano. Se sapeste quanto mi duole un tale 
contegno, non lo fareste! 

La Vittoria coi bimbi stanno benissimo. Ab- 
bracciate per me tutti della famiglia ; tante 
parole d' affetto per la sorella e per lo sposo. 
I miei amorosi ricordi poi alla cittadina ex-con- 
tessa Mercatilj, che sarà italiana sempre. Nes- 
suna altra donna in Ascoli è alla sua altezza. 

Addio ; ditemi che siete guarito e che siete 
convinto in ciò che vi ho detto. 

C. Augusto. 

Un' ora p. m. Arriviamo alla Camera, Maz- 
zini ed io. Mazzini è salutato da prolungati ed 
unanimi plausi. Buonaparte, sendo al banco della 
Presidenza, ha stimato interpretare la mente 
dell'Assemblea coli' invitare il glorioso mio 
amico a prender posto alla sua destra. Mazzini 
allora ha pronunciato un discorso mirabile che 
leggerete nel Monitore. 

Guiccioli si è dimesso dal Ministero delle 
finanze col contentamento di tutti. Lo Sterbini, 
uomo di nessuna dignità ed onore, è rimasto 
sotto il peso di una condanna dell'Assemblea. 
Conviene avere com' egli un viso di bronzo 
per starvi impassibile con in mano il portafogli 
-del Commercio. 



— 4 2 — 

Di Roma, io Marzo 1840^ 

Carissimo babbo, 

Ho avuto i vostri due ultimi fogli del 5 e 
del 6, e godo sapervi risanato dal mal di gotta. 

Vi do per novella certa che il Calindri andrà 
via di costì non potendosi coonestare il suo 
soggiorno colla notificazione arrischiata sul ri- 
basso del sale. Ed in sua vece verrà Carlo Mayr 
eh' era a Ferrara. Guadagnate e di molto nel 
cambio. Ho detto verrà, perchè ne ha ricevuto 
T ordine dal Governo, e perchè spero accetti 
lo incarico. Qui i miei vicini ferraresi e con- 
terranei suoi, mi asseverano che sarà assai 
difficile, non volendo egli correre la via go- 
vernativa. Io però lo spero col Saffi. E se verrà 
andate subito a trovarlo ed accettate pel bene 
del paese ogni carico di Consigliere e rinun- 
ziate al soldo, perchè così ridurrete, almeno 
per parte vostra, il governo a buon conto. 

So che, se vorrete, potrete eleggere il mio 
Pompili a deputato. Nessun fermo repubblicana 
come lui costì. E se Emidio crede poter avere 
impiego con cotesto mezzo, sappia che non 
l'avrà; che spero faremo presto una legge che- 
impedisca dare impieghi ai rappresentanti. Molti 



— 43 — 

votano tutto già, perchè in dolce speranza d'im- 
piego. 

Concorre costì per medico condotto un Ga- 
vassai, che è solenne gesuita. Cotesta peste al- 
lontanatela da voi. Concorre un Bonanni, che 
quei di Narni hanno voluto rimanesse tra loro. 
Concorre il cittadino Massimino Alli, già me- 
dico in Fabriano, e rappresentante del Popolo 
nella Camera. 

Siede con noi alla sinistra ed è buon re- 
pubblicano. Le informazioni vi diranno se gli 
è anche buon medico. Saputo ciò, fategli par- 
tito perchè venga accettato da cotesto comune. 
Sembrami che in Ascoli si debbano interamente 
rinnovare le anime. Ed un medico apostolizzante 
della nobile idea mi parrebbe utilissimo. 

Il Moretti domandò il permesso di venti giorni, 
e non la dimissione. Il Panichi pur venti giorni. 
Ed ambedue, mi dicono, siensi espressi di non 
tornare più, sendone inutile e pericoloso il 
viaggio. Panichi, immaginate, aveva paura la 
sera di girare per Roma; e piuttosto pativa il 
freddo di quello che porsi il mantello bianco 
perchè temeva di essere riconosciuto, avendolo 
talvolta avuto alla Camera. 

Saliceti vi saluta molto. Ed io vi abbraccio. 
Addio dalF anima 

C. Augusto. 



— 44 — 

Di Roma, 14 Marzo 4.9. 

Carissimo babbo, 

Al vostro foglio del io. I Napoletani sono 
tutti nell'Aquila per un arrischiato proclama 
di Garibaldi, che è una sfida di guerra. Il Re 
Boia ha un' armata di 80 mila uomini, soldati 
veri. E noi nulla per ora. Sono stati spediti 
^emissari a Capua, a Gaeta, in Napoli, in Ca- 
labria ; nei primi paesi, per corrompervi la sol- 
datesca; neir ultimo, per accendervi il fuoco 
'della indignazione e della rivolta. A cose pronte 
gli armati dell' Italia centrale irromperanno, 
^come voi dite, nel Regno su tutti i punti in 
una volta. E vinceranno ! Calindri mi ha scritto 
T 1 1 corrente due lettere. Voleva lo raccoman- 
dassi al Comitato e al Ministero. Ei deve a me 
«se non è stato richiamato. Quelle sue stampe 
continue, scipite e allarmanti il paese che è 
tranquillo, sono assai dispiaciute. Gli ho scritto 
più volte di frenarsi e rompere il cerchio di 
briganti di cui si circonda. Oggi glielo ripeto 
più forte. Siccome si vede che è uomo al di- 
sotto delle circostanze, che ha cuor pusillo e 
corta la mente, stamani si è risoluto di man- 
carlo con un primo impiego nel Censo, donde 



— 45 — 

certo era meglio non averlo tolto giammai. Se 
si mandasse Preside in Romagna noi soffri- 
rebbero. 

Avrebbero voluto mandar me in Ascoli : 
come Commissario straordinario avrei accet- 
tato ; fisso no. Saliceti poi ha riflettuto il nema 
profeta in patria. Il Calindri verrà rimosso e 
chiamato poi all' impiego sopra accennato, al- 
lorché vi sarà uomo a sostituirvi. 

Arriveranno a giorni 18,000 fucili e saranno- 
distribuiti fra i combattenti futuri, stabili e mo- 
bili. Bixio (1) è buon organizzatore. Salutatelo 
tanto per me, ed amatelo tutti per me e per lui. 
Il Ferrari (2) sarà fra voi. E molto ambizioso, 
è buon soldato, sul campo di battaglia; è so- 
verchiamente amante dell' Italia se d'oro e gli 
dia oro: tiepido inverso la idea liberatrice ; ge- 
nerale assai fiacco e incapace di fare un piano. 
Non gran che, tutto insieme.... Blagueur poi 
per eccellenza. 

Si sono spediti uomini in Toscana per com- 
muovere quel popolo per la unificazione. Que- 
sto grande atto voluto da noi politici caldi e 



(1) Nino Bixio, inviato in Ascoli con incarico militare. 

(2) Il Ferrari è quegli che capitanò le milizie romane nel 1848 a 
Vicenza. Il giudizio di C. A. Vecchj è stato ratificato dalla storia dei-, 
nostri casi. 



- 46 - 

dai negozianti ; verso la fine di marzo sarà fatto 
compiuto. 

Andiamo innanzi a bello avvenire. E quando 
avrete altro Preside, siategli intorno e consi- 
gliatelo pel bene della santa causa per cui mi- 
litiamo. 

Chiunque ami la Italia ed ha mente e cuore, 
offra le proprie idee, offra i suoi atti. E voi 
siate tra questi. 

Addio, perchè parte la posta. 

C. Augusto. 



Di Roma, iy Marzo 49, 
Carissimo babbo, 

Rispondo al vostro foglio del 12. — Non 
so come gli Ascolani non si vergognino di 
loro stessi nel presentarsi in 496 votanti nel 
loro Collegio elettorale. Venuto popolo-re, di- 
sdegna far atto della sua sovranità. Sapevano 
ben querelarsi quando erano schiavi delle sa- 
crestie. Eunuchi nati ! ! 

Il Pompili — torno a dirlo — è medico sa- 
piente, repubblicano da anni molti e di co- 
scienza indomabile. Se la ultima votazione la 
è nulla per mancanza della cifra richiesta dalla 



_ 47 ~ 

legge, adoperatevi a tutt'uomo perchè il mio 
proposto sia eletto. Lo conoscono molto il Pre- 
side e il Talianini. Lo Spalazzi è buon giovane, 
ma schiavo delle idee della sua famiglia so- 
prammodo retrograda. I riguardi di affetto para- 
lizzeranno di continuo il suo libero voto. Il Tam- 
burini è un bel matterello senza senno politico. 
Il Polidori lo sapete già quanto valga. Il Gen- 
narelli qui è noto a tutti per un Don Girella, 
bisognoso di mordere alla borsa di chi trovasi 
in potere e perciò cliente or di Papa Gregorio, 
or de' Gesuiti, ora di Pio e sempre di chi lo 
pagherà più. Il lusso che ei tiene qui è un 
mistero ! 

Or tra il Pompili e i suoi emuli scelga la 
Provincia Ascolana. Al Calindri non dite pa- 
rola ; ch'egli è l'uomo il più inutile di questo 
mondo. 

Ier l'altro si decise che le Provincie sce- 
gliessero di bel nuovo tra i Candidati eletti 
già, i loro Rappresentanti alla Costituente Ita- 
liana. Vedremo se sceglieranno il Panichi ! 

Oggi stabiliremo i membri della Commis- 
sione sulle cose di guerra, i quali dovranno 
prontamente organizzare l'armata e spazzar via 
gli ex-abati e i faccendieri che il Campello 
aveva fatto ufficiali. Ecco i nomi di quelli che 
compongono la suddetta Commissione: 



- 4 8 — 

Carlo Pisacane, di Napoli, voti 113, capitano 
del Genio, fino a due anni indietro nell'armata 
di Napoli, quindi, partitone per amore di li- 
bertà, tenente nell'armata francese in Africa. 
Capitano di linea fin dall'aprile del 48 in Ti- 
rolo, ferito in Val di Noto, or qui. Amico mia 
e del Mazzini nostro da più anni. 

Giusti, da Verona, voti 119, ufficiale di ca- 
valleria nelle colonne Ungariche, disertato non 
ha molto dall'armata Austriaca per offerire il 
suo ingegno organizzatore al nostro paese. Pic- 
colomini lo conobbe e mei raccomandò. Le sue 
qualità tecniche e pratiche sono state favore- 
voli altrove e lo saranno anche a prò' della no- 
stra Repubblica. 

Maubeuge, francese, voti 80, abilissimo orga- 
nizzatore di truppe nell'Algeria, spedito qui da 
un anno dal Lamartine al governo del maggior- 
prete per formare un'armata non da processioni 
e da teatro, respinto continuo da Caifas a Pi- 
lato sino al giorno di ieri da tutti i ministeri 
succedutisi fin qui. 

Carducci, di Fermo, voti 70. — Lo conoscete 
tutti costi. 

Cerruti, voti 66. E un bravo ufficiale che or 
trovasi in Ancona. 

Finita la votazione, si è [letto un indirizza 
del Commissario Buffa ai Genovesi, col quale 



— 49 — 

lor dichiarava la rottura dell'armistizio Salasco, 
e la ripresa delle ostilità. Immenso grido di 
plauso è stato mandato dall'Assemblea e dalle 
Tribune — Viva l'esercito Piemontese! — E 
noi, chi spediremo contro il comune nemico 
in tale circostanza? La ufficialità raccapezzata 
non si sa dove dal Campello, la quale è sola 
sui quadri della nostra armata di 40,000 uo- 
mini ? Almeno se non in Lombardia, a furia 
di popolo armato corressimo sulla frontiera na- 
poletana e liberassimo quel popolo e quella 
buona armata da un re assassino ! 

Ma, per ciò fare, ci vorrebbe un Ministro di 
Guerra, uno di Finanza e gente già pronta e 
disciplinata. Qui non vi è né soldati, né di- 
sciplina. Oh ! vergogna, vergogna ! 

Addio, babbo. I saluti a tutti. 

C. Augusto. 



Di Roma, 19 Marzo 49, 

Carissimo babbo, 

Rispondo ai due vostri fogli 13 e 16 cor- 
rente. E indubitato che il Calindri è un bel 
matto, e che la paura gli annuvola la mente. 
Attendo la sua adesione ad un impiego supe- 



— 50 — 

riore nel Censo per isbarazzarvene. Altrimenti, 
di corbelleria in corbelleria, Dio sa dove andrà. 
Mi scrive ieri che tutti gli sono inimici; che 
egli, in paese reazionario, ha saputo salvar la 
Repubblica; che le sue energiche misure gli 
hanno valuto costì minacce di morte e cose 
siffatte. — Al Governo non posso dir tali cose 
perchè le sanno e ne ridono, e noi mandano 
via dalla Provincia perchè non hanno un uomo 
idoneo per rimpiazzarlo. Saliceti ed Accursi 
mi proposero di andarvi ed io non volli, per- 
chè nemo profeta in patria e perchè molti po- 
trebbero dire eh' io son venuto qui per accat- 
tare un impiego. Non vo' che questo si pensi 
e si dica, neppur per ischerzo. Oggi darò il 
foglio vostro del 13 al Ministro Saffi perchè 
lo legga e provveda. Le cose non possono an- 
dare in lungo così. 

Intanto in Comitato segreto abbiamo voluto 
che il Ministero si spiegasse chiaro sui mezzi 
che abbiamo per far la guerra air Austria. Dopo 
più mesi di governo provvisorio e repubbli- 
cano abbiamo 12,000 uomini di fanteria, molti 
dei quali non hanno fucile ; poiché il Ministro 
ci ha confessato non esserci che 2106 fucili a 
percussione. Abbiamo 500 uomini di cavalleria 
e due batterie di pezzi da 6 e da 8, l'una in- 
digena e l'altra svizzera. Hanno spedito il Pe- 



— 5i — 

scantini e il Beltrami come nostri rappresen- 
tanti in Parigi. Vi hanno interpellatamente 
mandato il Ciccolini e il Moroni per acqui- 
starvi armi. Fin qui non è venuto un solo ar- 
chibugio. A Marsiglia ne trovarono 10,000 a 
percussione presso un tale De Giorgi. E que- 
sti non gli comprarono perchè non vollero lu- 
crare meno di 30 soldi per arma. E se ne an- 
darono a Parigi. Colà fecero proposizioni di 
compere. Ma il Beltrami non volle consentirle. 
In questo momento il Ministro Rusconi, che 
passa dinanzi al mio banco, mi avvisa che il 
Pescantini gli ha scritto da Parigi che il Ge- 
nerale Gourgaud ha preso a cuore la nostra 
mancanza di armi e provveduto subito al bi- 
sognevole. Migliaia di fucili partiranno presto 
di Marsiglia e di Tolone per Civitavecchia. 
Laus Deo ! Così faremo qualcosa ! 

Le ostilità sono rotte. Forte cannoneggia- 
mento odesi continuo dalla parte di Piacenza 
e di Parma. Or, se Carlo combatte per la sua 
dinastia, converrà che noi, popolo-re, combat- 
tiamo per la santa sovranità del principio che 
ci tien qui. Altrimenti la nostra Repubblica è 
commedia ridicola. I nostri repubblicani do- 
vrebbero attaccar Modena e correre al Po per 
impedire ai Croati di traghettarlo e nascondersi 
nei forti. 



— 52 — 

Valerio, Commissario del Ministero Piemon- 
tese presso noi, dicesi sia ito di Firenze a Bo- 
logna col nostro rappresentante Maestri onde 
esaminar quel paese, Albertista nelle classi 
agiata, industriale e patrizia. Vanno a fare 
l'apostolato repubblicano. Noi attendiamo il Va- 
lerio a momenti. 

Voi v' ingannate se credete che io segua le 
opinioni del Canino nella votazione. Io seguo 
la mia, ch'è quella dei liberali e ve ne sarete 
avveduto negli appelli nominali. 

Sono della Commissione di guerra, ed or ci 
occupiamo di redigere il regolamento nuovo 
per la Guardia Nazionale. Ieri facemmo seduta 
preparatoria e gittammo giù un embrione che 
promette ottima cosa. Spero che vi piacerà. 

Arduini risaluta voi ed Ambrosi. E il Maz- 
zini qui presente vi ringrazia delle parole elo- 
giose che fate a lui palesi per bocca mia. E 
occupatissimo e perciò non potette leggere il 
vostro manoscritto ; io V ho dato al Natali a 
stampare e mi ha promesso che lo leggerà ne- 
gli stamponi e vi scriverà su qualche riga di 
proemio se gli piacerà. 

La Vittoria gradirà molto le olive perchè le 
ha promesse ad un tal Massaroni, un ghiottone 
per eccellenza, che ci ha fatti molti piaceri a 
Firenze presso il reo padre, quando eravamo 



— 53 — 

In Parigi. Se aveste preparato l'appartamento 
per riceverla, cioè, se le camere dov' io, non ha 
molto, abitava avessero mobili e tende, io le 
proporrei di venire in Ascoli a passarvi la pri- 
mavera e la state, per fare i bagni dell'Acqua 
Santa. Anzi voi stesso proponetelo a lei ; io 
farò altrettanto. 

Sapeva che Panichi non sarebbe mai più 
tornato alla Camera. Ed allora perchè il dice a 
tutti costì, e perchè non si dimette e lascia 
inutile un posto alla Camera ? Diteglielo a nome 
mio e dei molti che sono qui. Il Moretti do- 
vrebbe fare il medesimo, poiché non ha voglia 
di stare in Roma e si becca costì un impiego 
senza esercitarlo, poiché se ne vive in S. Be- 
nedetto ove il Preside lo disse sì necessario 
per la Guardia Nazionale. 

Avrete letto l'appello fatto dal Guerrazzi ai 
Toscani per la guerra della Indipendenza. Fa 
venire la febbre addosso. Soldati e denaro ne 
avrà per forza, poiché con buona maniera tutti 
si rifiutarono. Imitassero i nostri quel nobile e 
risoluto linguaggio. 

Addio e state sani tutti. 

La statistica quando arriverà ? Che : imitate 
il Calindri, cui 1' ho chiesta da due mesi e non 
mi ha mai risposto ? 

C. Augusto. 



— 54 — 

Di Roma, 26 Marzo 1849. 
Carissimo babbo, 

Al vostro foglio gradito del 20. Il quale è' 
stato letto dal Saliceti, che ha goduto nel sen- 
tirvi Presidente per le elezioni Municipali e 
nel sapere come queste progrediscano a modo 
nostro pel bene del paese. Egli vuole ch'io vi 
saluti affettuosamente per lui. 

Siate pur certo, e con voi tutti gli amatori. 
d'Italia, che la guerra combattuta quest'anno- 
la vinceremo. Ma, per ora, non dobbiam pen- 
sare che all'Austria. Verrà il tempo pel re 
di Napoli. Quest' ultimo non può attualmente 
cacciar la sua forza brutale sul territorio nostro,, 
perchè fortunatamente la Sicilia, non accet- 
tando i patti fraudolenti, si appresta a rispon- 
dere con le armi agi' infami capitoli. La Ca- 
labria e gli Abruzzi gli daran pur del filo a 
ritorcere. Il nostro Governo lavora per questa 
e prepara il terreno per 1' avvenire. Dunque,, 
tutti che han caro 1' onor nazionale impugnino 
le armi per correre addosso al ladrone tedesco. 
E la mia Ascoli stimo si farà una paginetta. 
di gloria, mandando al campo chi vigorosa- 
mente la rappresenti armata. Il Gabinetto pie- 



— 55 — 

montese ha qui spedito il Valerio per sapere 
con quanti uomini e con quanto danaro la Re- 
pubblica dell' Italia centrale possa soccorrere 
alla santa guerra. E ciò per unificare le forze 
e spingerle innanzi come una sola coorte. La 
riconoscenza verrà più tardi senza difficoltà 
veruna. Già il nostro inviato Alceo Feliciani, 
quantunque officiosamente accolto in Torino, 
viene da quel Ministero ricevuto cogli altri 
diplomatici ed assiste alle tornate delle Ca- 
mere nella loggia degli ambasciatori. Il Pie- 
monte vuol far le cose a beli' agio per non 
urtare le grandi Potenze che non si sono an- 
cora chiaramente spiegate a nostro riguardo. 
Il suo re si è posto per una via arditissima 
piena di triboli e di spine. Né potea far di 
meno di giuocare il gran giuoco per le ra- 
gioni che tutti sanno immaginare ; che la guerra 
era per lui argomento di vita e di morte. Or 
egli F ha ingaggiata con 1' eterno nostro ini- 
mico malgrado le inibizioni della diplomazia 
francese ed inglese, che voleva la Mediazione 
temporeggiante ed inutile, perchè non ben 
certa de' fatti suoi in casa propria e per ov- 
viare ad una conflagrazione europea. Il Pie- 
monte, varcando il Ticino, lacerava il patto co- 
munista del 15 e stringe il mondo civile a 
decidersi risolutamente sulla ricostituzione della 



- 56 - 

nazionalità dei popoli e a toglier parte alla 
Crociata bandita dagli uomini liberi al gregge 
de' schiavi. Il dado è gettato ! O la vittoria, 
o la morte. L' atto di re Carlo, de' Siciliani, 
dei Veneti e quello che noi Centrali opereremo 
tra non molto, è compreso in queste parole. 
Maledetto chi non le senta fremere nel petto ! 
Tre volte maledetto chi assiste inerte, od av- 
verso ai conati estremi di noi che vogliam 
nostra la terra ove avemmo l'alto onore di 
nascere. La Francia e l' Inghilterra vanno al 
rimorchio della vecchia teoria dei fatti com- 
piuti. Vincenti, saranno di parte nostra ; va- 
cillanti, per ragioni di vita propria, concor- 
reranno ad aiutarci senza preventivo appello. 
Il popolo di Parigi non è sordo nelle circostanze 
solenni. E quand' anche per destino di Dio, 
quelli da cui potremmo sperare assistenza si 
stessero a guardarci indolenti con le mani in 
croce ; ebbene, noi cadremo come i nostri padri 
sapevan cadere, dignitosamente e con gloria. 
Ma, codesto dubbio dissipatelo pure se insorge 
come cosa paurosa, impossibile. Siam già molti 
in Europa e costituiti in legioni tetragone. 

Certo, ieri i Toscani si unificarono con noi. 
Conosciamo la opinione dei votanti. Grande 
aiuto ne verrà. Il Guerrazzi l'avremo a trium- 
viro a vece del freddo Montecchi. 



— 57 — 

Quella sua anima ardente gioverà a riscuo- 
tere molti cuori dal sonno inerte che dormono. 
Avrem con lui noooo archibugi, uomini e con- 
dottiero nel D'Apice (i). Già Rillier-Constant 
assente all' invito nostro e partirà da Ginevra 
per assumer qui il portafoglio della Guerra. 
Armi verranno pure di Francia, di Malta e di 
Londra per noi. 120 mila scudi sono in Parigi 
per pagarli. Denaro ne abbiamo per pagare 
in Civitavecchia chiunque ce ne offrirà in ven- 
dita. 

Io faccio venir di Marsiglia 1000 moschet- 
toni. Ed ho scritto a St. Etienne perchè 6000 ar- 
chibugi disponibili vengano a Civitavecchia. 
Il Calandrelli li pagherà all'istante. 

I mezzi gli abbiamo e ne avrem sempre, 
per Dio ! Se più rivoluzionari fossero i nostri 
attuali ministri, se i Presidi non gì' imitassero 
a puntino, il prestito forzoso avrebbe già frut- 
tato all' Erario, e gli argenti dei monasteri e 
delle chiese sarebbero moneta coir emblema 
della Repubblica. Ma... non andrà a lungo così. 
Se i tempi sono difficili, essi, abbiatene fede, 
opereranno a prò del pubblico bene. 

Ieri sera in Comitato segreto furono rivelate 

(1) Il generale D'Apice, uno dei mediocri uomini di guerra in cui 
nel 1848 si riposero speranze esagerate. Comandò in capo le forze della 
Toscana. 



-sa- 
ie piaghe del Ministero di Guerra. Il marcio è 
negli impiegati gregoriopiani. Un Trium virata 
oggi purga quelle stalle di Augia. Prepariamo 
buon terreno al Constant. 

Abbiamo fatto il nuovo regolamento delle 
Guardie Nazionali. Discusso appena, verrà at- 
tuato. La ufficialità stanziale e mobile, buona a 
nulla, rientrerà nel nulla donde non avrebbe- 
dovuto mai escire. I cittadini soldati servi- 
ranno più volentieri il paese quando alla loro- 
testa vedranno uomini di fede e capaci di sacri- 
fici e non gli accaparratori di una inutile spada. 

Apostolizzate il vero che in questo foglio- 
vi avviso. Dite ai buoni che senza veglie e 
sudori nulla si ottiene di felice quaggiù ; ed 
ai tristi, ai riottosi, ai malevoli, eh' è tempo di 
finirla. Chi non ama che i barbari, vada con, 
essi ; chi desidera le ignominie di una vita da 
schiavi si cacci volenteroso nelle miniere della 
Siberia. Noi vogliamo la Italia libera, indipen- 
dente, prospera nazione a prezzo di fortuna e di 
sangue nostro. Rispetteremo tutti, meno i per- 
versi. 

Addio. E con voi abbraccio ogni uomo li- 
bero del paese. 

Dall' anima 

vostro C. Augusto. 

P. S. Spero che al Calindri sarà presto prov- 



~ 59 — 

veduto con la nomina di Direttore del Censo. 
E impiego da lui desiderato e a cui si sente 
molto capace. Per surrogarlo, pensano man- 
darmi costì qual commissario straordinario. La 
mia Ascoli, cui si dà ora lo ingiurioso titolo 
di indifferente, d'inerte e peggio, cangerà ag- 
gettivo in altro onorifico e giusto. Sono Ca- 
pitano riconosciuto al servizio dell' augusta 
nostra Repubblica. Godetene ! 



Di Roma, 4 Aprile 1849. 

Carissimo babbo, 

Le novelle di Piemonte e di Sicilia proce- 
dono bene a nostro prò. Il popolo raccoglie il* 
guanto di sfida e combatte. Il P. Ventura mi 
ha letto stamani quattro lettere venutegli dalla 
eroica Palermo ; ne ho avuto gli occhi pieni 
di lacrime ; gli uomini di tutte condizioni sé 
apparecchiano colà alla più disperata offesa 
dell' inimico. La Principessa di Butera carreg- 
giava la terra per le fortificazioni ; i preti, r 
frati, le monache, tutte le donne la imitavano.. 
Brigate numerose venute dai circostanti paesi 
con zappe, carrette e viveri accorrevano al 
patriottico lavoro in modo che le fortificazioni 
non hanno costato al governo un soldo solo>. 



6o 



X' artiglieria aveva ancora bisogno di trecento 
muli. Una parola, e i treni erano attelati dopo 
un' ora. La Cavalleria, di i oo cavalli : entro il 
giorno i cavalli erano nella Corte del Palagio. 
A giorni avremo le novelle del primo scontro 
e lo spero diverso da quello dei Piemontesi. 

Il P. Ventura ebbe ieri facoltà dal suo go- 
verno di riconoscere la nostra Repubblica. Ei 
fece nota quella intenzione e non le dette 
corso, perchè non vuole che la Sicilia abbia 
ad esser ridicola nel suo primo atto politico, 
col riconoscere uno Stato che vacilla per man- 
canza di vita. Meno Mazzini, deciso a morire 
per la nobile idea, gli altri non valgono nean- 
che un cadavere. Vi fu un grande sciupio di 
danari. Manzoni dilapida a più non posso. 
1/ ufficialità cresce senza soldati. Le armi non 
giungono ancora. La gendarmeria minaccia di 
sciogliersi perchè le si danno ufficiali non a- 
datti. 

Mi piange l'anima di veder defungere così 
vilmente questa santa Italia per l' indifferen- 
tismo dei molti e per la dappocaggine dei più. 
I nostri inviati a Parigi, uomini inetti, ci ver- 
gognano col citarsi a vicenda per ioo.ooo 
franchi. 

Qui è giunto stamani 1' Ambasciatore degli 
Stati Uniti colla missione di riconoscere noi, o 



6i 



il Papa. Gli Austrizzanti il circuiscono e ten- 
tano mandarlo a Gaeta. Riusciranno ? Buona- 
parte ha parlato con lui e gli ha chiarificato 
le idee. Per Dio ! I diplomatici di Francia e 
di Londra ci debbon credere Patagoni se pure 
credono a quel che dicono. 

Iddio ce la mandi buona ! A pochi fidi le 
comunicazioni di queste linee, altrimenti il po- 
polo cieco farebbe costà quel che i perversi 
minacciano di fare a Bologna. 

Addio, e i saluti a tutti i degni Italiani. 

C. Augusto. 



Di Roma, 5 Aprile 1849. 
Carissimo babbo, 

Vi veggo d'assai contrario al mio Procon- 
solato in Ascoli e non ne indovino il perchè. 
Se volete che il paese riprenda un po' di vita, 
che i birbi curvino il capo, gli è mestieri che 
il Calindri se ne vada ed un uomo energico 
e che nulla tema il surroghi. Costì corbellerie 
sopra corbellerie ! Sento pur mentovare qual- 
che sospetto nelF animo del Pica, dipinto come 
favoratore di quei di Gaeta. 

Tutte cose saprei accomodare e subito. E 



- 02 — 

se verrò, lo vedrete. Meno parole e più fatti. 
Vigilanza, visita della provincia, udienza e 
sfogo ai giusti richiami, soddisfazione ai buoni 
-e castigo inappellabile ai tristi. 

Addio ed abbraccio tutti di cuore. Notizie 
punte. 

C. Augusto. 



Di Roma, n Aprile 1849. 

Carissimo babbo, 

Il vostro Calindri è appoggiato da molti 
costì, i quali scrivono continuo di ritenerlo 
Preside della Provincia Ascolana, scudo buono 
ed acconcio ed amato da tutta la popolazione. 
Voi solo mi scrivete il contrario. Moderati fa 
lo stesso. Gli altri si dirigono al Governo e 
cantano Osanna per lui. O allora, come sba- 
razzarcene ? Fate che il municipio, se ha ra- 
gion di dolersene, se ne dolga ; che molti cit- 
tadini patriotti veri sottoscrivano un foglio di 
piato. Fate che il Commissario Pichat (1) oda le 
vostre lagnanze, ne abbia prova non dubbia 



(1) Bersi Pichat, bolognese, rappresentante del Popolo alla Costi- 
tuente, spedito Commissario in Ascoli. 



— 6 3 — 

e riferisca. Altrimenti vi terrete sempre il Ca- 
lindri come verme rosicchiato-re. 

Panichi ha scritto ieri al nostro Presidente 
che voleva anche 20 giorni di permesso, perchè 
aveva l'abitudine antica in primavera di rima- 
nersi in campagna pei suoi interessi e per la sua 
salute. Il Moretti ha pure chiesto il medesimo, 
adducendo avere a disimpegnare una missione 
.governativa. Menzogna ! Cotesti vilissimi spi- 
riti non hanno neppure la coscienza di dirsi 
nemici della Repubblica tali quali sono. Dite 
loro che è ora ormai di finirla. Noi abbiamo 
a voto unanime rifiutato i loro voti. O tor- 
nino, o si dimettino dall' onorevole incarico. 
Quali uomini ha V Italia... 

Se volete liberarvi di Calindri — certo impaz- 
zato per le enormezze che va commettendo — 
fate che il Municipio scriva al potere dei Tre, 
domandandone la cacciata. Io V ho proposto 
più volte e non ho potuto ottenerlo, or perchè 
non si aveva uomo da surrogarlo, or perchè 
voi non volevate eh' io venissi qual commis- 
sario, or perchè il Censo non lo voleva come 
suo impiegato. E poi voi solo mi scrivete e 
gli altri si tacciono. E intanto i suoi benevoli 
scrivono, collettivamente si firmano e il rap- 
presentano coi titoli di adorato, E tra gli altri 
è il Tripoti. Or siamo qui vostri rappresen- 



- 6 4 - 

tanti Laudi, Sforza ed io. Si mandino notizie 
anche a questi, che si offendono del silenzio 
della Provincia, quasi li consideriate come nulli. 

La povera Italia la è minacciata da tutti i 
punti, tradita dai principi, stilettata dagli in- 
fami suoi figli, oppressa dalle armi austriache; 
se vivrà lo terrò a miracolo. Ne ho Y anima 
addolorata. Ma, ove la Francia non ponga ri- 
paro ai malanni europei, pagherà il fio della 
sua indifferenza. La tolga Iddio dal novero 
delle nazioni e il suo nome divenga bestem- 
mia dei vivi. 

Genova è caduta. Cadrà Venezia. Cadrà Si- 
cilia. 

La Toscana è minacciata da presso. Noi sa- 
rem preda di armi napoletano-tedesche ! Quale 
avvenire a tante liete speranze ! 

E ciò perchè tutti voi avete voluto darvi 
nelle braccia dei re spergiuri, invece di pro- 
fittar dello istante propizio in cui, abbuiati dalla 
inaspettata rivoluzione Francese, non avevano 
il tempo di congiurare ai danni nostri e di 
intendersela coli' Austria, loro continua inspi- 
ratrice e padrona. Allora il Lamartine al po- 
tere ci avrebbe aiutato o copertamente o pa- 
lese ; e Francia ed Italia avrebbero felicitato il 
mondo con un novello trattato di equilibrio 
europeo. 



- 65 - 

Io ve lo scriveva sempre. Voi, per l'amore 
che mi portate, sapevate trovare compatimento 
per me nel cuor vostro, gli altri mi stima- 
vano pazzo e visionario. E chi sa quanti ave- 
vano mormorato il mio nome come quello di 
un nemico d' Italia ! Ora che diranno delle 
mie previdenze ? Che dite del vostro bene ac- 
clamato Buonaparte ? Credete voi che Cavai- 
gnac avrebbe tenuta una così infame condotta 
inverso noi ? 

La povera Vittoria è in ismanie. Teme per 
me. Ma io debbo correre la via impresa quanto 
la è lunga ; sarò 1' ultimo cittadino libero a 
partirmi da questo antico nido di libertà. La 
Vittoria mi avvisa in data del 7 che Genova 
è caduta. 

Emidio mi ha scritto. Abbracciatelo per me 
e ditegli che gli risponderò domani. Oggi ho 
tanto a fare e a dire. 

Vi abbraccio coi buoni, che la paura avrà 
fatto assai pochi. Oh ! potessi trasfondere 
T anima mia nelle 90.000 che vivono in co- 
desta provincia ! 

Col cuore vostro 

C. Augusto. 



— 66 — 

Di Roma, 12 Aprile 1849. 
Carissimo babbo, 

Genova poi non pare caduta. Il paese ha 
chiesto un armistizio di 48 ore e una depu- 
tazione è partita per Torino. Non credete 
alle chiacchiere dello Sterbini, pubblicate nel 
suo Contemporaneo. Mazzini mi ha dato sta- 
mani le vere novelle che vi affermo. Già di 
tutta la costa della Liguria e di Livorno par- 
tono combattenti per difendere i diritti di Ge- 
nova. V è ancora a bene sperare. 

Intanto col P. Ventura — l'uomo più italia- 
namente santo che mi conosca — ho manipo- 
lato alcuni considerando sulla diminuzione di 
un baiocco per libbra sul prezzo del sale. Oggi 
voleva emettere al pubblico dalla ringhiera 
codesto provvido disegno che ci attirerà la 
calda simpatia delle popolazioni nostre e spro- 
fonderà un abisso tra la democrazia e il di- 
spotismo pontificale. Ma, ito dal potere dei 
Tre, Mazzini ha voluto studiarlo col Ministro 
di finanza e produrlo poi con decreto domani. 
Intanto stasera torno dal P. Ventura per ela- 
borare un altro disegno sulF abolimento delle 
dogane, fissando una tassa patente sui mer- 



- 6 7 - 

canti. Mezzo baiocco accresciuto sul prezzo 
di ogni sigaro, lo abrogare e il distruggere il 
contratto passato col Torlonia, il rendiconto 
che questi non ha mai prodotto dal 29 in poi, 
daranno grande utile all' erario. La libertà del 
commercio dispenserà pure il Tesoro dalle gra- 
tificazioni, compensi, ladrerie e contrabbandi 
che tutti i dì accadono e per parte degli im- 
piegati e per parte dei confinanti. 

Coteste cose ve le accenno in gran fretta ; 
ma parlerò con maggior precisione domani e poi. 

Scrivo molto in un giornale i Misteri di 
Roma, Ho dato ordine ve lo mandino nel Ga- 
binetto di lettura. Riveleremo tutte le piaghe 
del paese e accenneremo i rimedi. Senza la 
pubblicità, vana cosa era lo sperare lo imme- 
desimare il popolo delle verità eh' ei deve sa- 
pere e rivolgere gli occhi del potere là dove 
occorre metter riparo. Dovrebbero tutti i buoni 
spanderlo per tutto. 

Dimenticavo dirvi che vogliam pure collo- 
care le monache sparse ne' vari monasteri in 
un luogo solo e nei conventi mandare la po- 
vera gente onde li abitino pagando piccolo af- 
fitto posticipato. 

Gli è il solo modo per fare che il popolo 
s'avvegga che è re e trattato coi riguardi che 
merita la sua legittima sovranità. Così l'avremo 



— 68 — 

per la santa causa quando Pio IX avesse la 
velleità di tornare qui usurpatore spalleggiato 
dalle baionette straniere. 
Addio e di cuore 

C. Augusto. 



Di Roma, j Marzo. 
Carissimo babbo, 

Ho veduto il figliuol di Calindri, il quale è 
qui venuto per essere impiegato nell'ufficio cen- 
suale. Oggi lo raccomanderò vivamente. Mi 
ha parlato del brigantaggio che sorge nella 
parte del Moltaltese, delle scomuniche che i frati 
rimetton fuori e via discorrendo. Ciò avviene 
perchè il Governo non ha palesato fin qui 
verun atto di forte ed energica giustizia, e il 
popolo dei chiercuti ne ha arguito che co' li- 
berali si possa impunemente scherzare. 

In Ascoli, certo siete liberali da burla. Il 
Governo vi chiama agli impieghi onorevoli, e 
voi vi rifiutate per modestia o per paura. Il 
Governo allora chiama i tiepidi e gY indiffe- 
renti : e questi v' imitano. Chiama i retrogradi 
e voi vi adirate. Or permettete che io vi dica 
quel che dovevate fare, quando il Calindri chia- 



- 6 9 — 

movvi a Consultore Provinciale. Accettare Fin- 
carico e rinunciare il soldo. Così agiscono i 
veri repubblicani disinteressati, cui solo scopo 
è il buon pubblico. 

Il ritrarsi degli uomini come voi dalla cosa 
pubblica disanima i molti buoni ed incoraggia 
i troppi al mal fare ; questi immaginano la re- 
pubblica sia come giocherello da scapestrati. 
All'opposto, se voi bene intenzionati vi pone- 
ste a capo della cosa, organizzaste le ammini- 
strazioni cadenti in sfacelo, impiantaste la Guar- 
dia Nazionale, aiutaste in una parola il Go- 
verno, non impaurireste al certo delle mene 
reazionarie di Montalto, le quali nascono dalla 
vostra inerzia e noncuranza. 

Io 1' ho detto e lo ripeto. Voi buoni attuate 
col Calindri quel che stimerete fare per lo mi- 
gliore : e perchè il Governo sanzioni, son qui 
io. Presto verrà una legge sommaria pe' de- 
litti di lesa patria. Date due colpi risoluti e 
forti, legate il colpevole, sia pure un Colucci, 
e tutti si cheteranno. Ma il necessario gli è 
che facciate cerchio al reggimento repubbli- 
cano, e non con vane ciarle ma con atti di 
civile energia. Quanto mi duole Tesser lungi 
da Ascoli in tali momenti ! 

Credo si manderanno armati costì. Ma quelli 
della Guardia che già lo sono, organizzateli. 



— 7o — 

Se Orazio non sa e non vuole, senza compli- 
menti ringraziatelo e create Colonnello Carlo 
Malaspina (i), acconcissimo alla bisogna. 

Io sarò il felicissimo degli uomini quando 
vi vedrò tutti agire attorno a questa macchina 
che deve volgervi per eterno alla maggior 
gloria di Dio e del Popolo. I tristi, via senza 
pietà, ricordatevi che i chirurghi pietosi ucci- 
dono gli ammalati. Sacrificate il cuore perchè 
Italia sia salva. Moretti andrà via di qui. 
Torna in S. Benedetto consultore del Preside. 
Mi vi adoprerò perchè vada presto. Allora, 
oltre il Pompili, dovete eleggere il Cannonieri 
repubblicano antico e degno della nostra Co- 
stituente. Di questi vi parlerò a lungo in un 
altro foglio. 

Raccomando a voi, a Ranieri, ad Emidio la 
statistica delle amministrazioni provinciali e 
degli impiegati onesti e rei. 

Ho raccomandato vivamente al Ministero la 
nomina del Pelilli e del Bellucci, l'uno già 
Governatore in Offida, l'altro a S. Benedetto. 
Sono tali e tante le faccende presso l'edificio 
amministrativo che gli impiegati inferiori per- 
dono il capo e non sanno a chi dar retta. Rac- 

(i) Carlo Malaspina, cittadino e patrizio ascolano di pro- 
positi liberali. 



— 7i — 

comando pure al Saffi il collocamento di Tito 
Calindri. Il padre andrà presto in Macerata; 
appena si potrà mandare costì un buon repub- 
blicano. Ma voialtri movetevi, per Dio ! e siate 
repubblicani di fatti e non di parole. 

Oggi desinerò dal cittadino Buonaparte con 
Tito Orsini ; gli avevo scritto che aveva mal 
fatto nel proteggere il Fanelli. Egli lo niega. 
Riguardo lo sciocco defunto, scriveva pure il 
cognato, essere stato un buono ed onesto re- 
pubblicano. Il suo no, poter derivare da paura 
e non dall'animo coscienzioso. 

I saluti a tutti. Gli abbracci alla famiglia 
tra cui Elpidio e Manetta. Addio dal cuore. 

C. Augusto. 



Di Roma, g- io Aprile 

Carissimo babbo, 

Ai vostri fogli del 3 e del 5 rispondo che 
sto bene. Non ho scritto perchè in questi dì 
di vacanze sono andato a veder Roma antica, 
ciò che fino allora non aveva avuto agio di 
fare. Mazzini mi ha fatto nominare capitano di 
Stato Maggiore Generale al servizio della Re- 
pubblica per rispondere alla richiesta che ne 
aveva fatta al Ministero il Generale Garibaldi. 



— 72 — 

Ma, così ho avuto la grande fortuna di non 
essere in Piemonte e torno a pregarvi di vo- 
ler ringraziare quei che mi elessero rappresen- 
tante, i quali, senza pensarlo, mi hanno salvata 
la vita. Ignoro se il Cialdini (i) sia morto. So 
però che il mio povero Fontana fu ucciso il 
23 da due palle nel petto. Ho perduto un buon 
amico e V Italia un intrepido soldato. Ancora 
nessuna risposta di Piemonte per sapere quali 
i vivi, quali i morti. Trepiderò nel leggerle 
quando le avrò. 

La mozione dello Sterbini non potrà aver 
luogo. Nessuna sezione ha voluto appoggiarla ! 
Volete che io forzi la coscienza degli altri ? 
Credete voi che siamo ai bei tempi filopatri di 
Licurgo ? 

Neanche il Mazzini la ha approvata, perchè 
conosce i suoi polli. Il nostro paese è sciagu- 
rato, con nessuna riserva commerciale e d'in- 
dustria, colle fortune assai limitate. Il poter 
chiericale avviliva gli animi coi beneficii e 
colle limosine ; e noi dobbiamo intrattenere per 
ora la mala eredità col lecco delle paghe e 

(1) Cialdini comandava il 23 reggimento fanteria di linea 
piemontese cui Vecchj aveva appartenuto nel battaglione del 
maggiore Fontana. A Novara il 23 ° combattè valorosamente; 
Fontana non vi morì. Fu coli' andar del tempo maggior ge- 
nerale nell'esercito italiano. 



— 73 ~ 

degli impieghi. Mancando i salarii, molte fa- 
miglie morrebbero di fame. Vi piacerebbe una 
Repubblica senza cittadini ? 

Io e Arduini abbiamo fatto il possibile per 
liberarci di Calindri. Voi non avete voluto che 
io il rimpiazzassi temporaneamente, e il Go- 
verno non ha chi mandarvi. Neanche al Censo 
lo vogliono volentieri. Il figlio ebbe promesse e 
nulF altro. Ieri mi disse il sostituto Accursi che il 
Calindri è ora amatissimo. Oggi dirò al Maz- 
zini quanto mi disse su di lui e vedrò di porvi 
rimedio. A Fermo mi vorrebbero come straor- 
dinario. Dio faccia eh' io vada pel bene degli 
altri. Quei vostri pensieri gli ho scarabocchiati 
per un giornale, I Misteri di Roma, ove io scrivo. 
Lo scritto vai più della parola. 

In fretta i saluti a voi e a tutti. 

C. 



Ieri questo foglio fu obliato nella tasca di 
un amico che aveva tolto il carico di gittarlo 
alla posta. Ora aggiungo che il Berti-Pichat con 
Cencio Caldesi, amico mio, sono partiti di qui 
per organizzare la provincia e regolarne me- 
glio l'amministrazione interna. Ho rimediato 
.alla cattura dello Sciarra d'Acquaviva. Oggi 
Saffi scrive al Calindri che il vecchio prete sia 



— 74 — 

scarcerato e processato a piede libero. E tale 
e tanta, babbo mio, la farraggine della cosa 
pubblica che il Governo non ha tempo di prov- 
vedere a tutto. E tutto andrebbe meglio se gli 
ordini dall'alto fossero a puntino eseguiti da- 
gli impiegati subalterni. Ma questi tutti agi- 
scono di petto e fanno il rovescio. Immaginate ! 
Io sono della Commissione di Guerra della 
Camera. Mazzini mi ha nominato Capitano di 
Stato Maggiore Generale. Il Ministero di Guer- 
ra mi ha notificata la nomina e l'ha mandata 
a Rieti. E sì ; lo speditore della lettera mi 
vede ogni dì, mi conosce, ma è quasi nero, e 
ciò basta. 

Buone novelle del Piemonte. Una rivoluzione 
in Parigi ; l'attitudine dignitosa dei popoli ita- 
liani, la fortuna d' un primo scontro coli' ini- 
mico sarebbero ancora di salvezza. O cara la 
mia Italia ! Potesse aver 1' onore di decidere 
essa la grande questione della libertà Europea. 

Di Roma, ij Aprile 49. 

Carissimo babbo, 

Non sono riuscito a far riparare agli oltraggi 
patiti da Orazio per parte del pazzo CalindrL 
La destituzione, il Potere la sanziona, perchè 



— 75 — 

hanno trovato parecchi fogli anteriori alla cir- 
costanza in cui Piccolomini è dipinto negli- 
gente, senza energia e troppo molle nelF eser- 
cizio del suo incarico. Ascoli è paese limitrofo 
al Regno, perciò minacciato continuo dall'ini- 
mico d' Italia. 

In breve sarà provveduto di truppa. Dunque 
il governo vuole costì un uomo energico al 
comando delle Guardie cittadine. Però, il Saffi 
ha promesso che scriverà un foglio ad Orazio 
in cui il suo onore sarà salvo dalle supposi- 
zioni ingiuste lanciate contro lui pel riguardo 
del curato di Monte San Polo. 

Ripeto, ed insisto. Volete sbarazzarvi del 
Calindri ? Fate che il Municipio scriva e narri 
le sue pazzie nefaste al paese. 

Ancora non si è fatto nulla per Farfare del 
sale. Oggi il Brambilla deve studiare la cosa 
e stasera riferire. Se verrà adottato il propo- 
nimento, il paese è salvo. E salvo per Dio ! 
Addio di nuovo. 

C. Augusto. 



Il Triumvirato ha avuto la certezza dal go- 
verno francese che nessun intervento sarà per- 
messo sul suolo della nostra Repubblica. La 
Francia riconosce i nostri diritti come popolo. 



- 76 - 

Informatemi se lo Sciarra, detenuto, sia stato 
sprigionato per difendersi a pie libero. Il Mi- 
nistero mi ha sicurato di questo. 

Di Roma, 14. Aprile 49. 
Carissimo babbo, 

Firenze è caduta in potere dei codini che 
offrono la Toscana al Gran Duca acciò la nanni 
di bel nuovo. Sembra che il Guerrazzi abbia 
consumato un nero tradimento. La storia ce lo 
dirà. 

La Vittoria mi scrive che gli trassero ad- 
dosso e una palla gli portasse via il cappello. 
Spero che Livorno non istarà alle codarderie 
fiorentine e impiccherà per la gola tra un co- 
lonnato degli Uffici i matricidi della libertà 
locale. Se non si dà soddisfazioni al popolo, 
questi si rista inattivo allo spettacolo decisivo. 

Finalmente ho avuto stamani la soddisfa- 
zione per la diminuzione di un baiocco per 
libbra sul prezzo del sale. Mazzini ha letto il 
decreto dalle tribune. L'entusiasmo sarà gene- 
rale nelle province. Molti compreranno sale in 
massa, ritementi una ristorazione dell'antico 
potere, e così circoleranno denari in quantità 
grande. 



— 77 — 

Oggi giungono qui 6000 fucili. Oggi parte 
una staffetta alla frontiera per accelerare il 
cammino dei reggimenti lombardi che vengono 
a questa volta. Oggi abbiamo dichiarato e 
giurato solennemente di difendere il mandato 
sovrano accordatoci dal popolo, colla virtù 
nostra, che morremo sulle sedie curuli come i 
padri antichi. Molti saranno gli spergiuri. Io 
no. Mi conoscete. La Provincia V ho rappre- 
sentata io solo l'8 febbraio. E se quel princi- 
pio converrà innaffiarlo di sangue, la Provin- 
cia continuerà ad essere rappresentata. 

Che tutti i buoni si mostrino in tali circo- 
stanze solenni. Lo abbattimento è da femmine 
e da bambini. Gli uomini sieno uomini. Il Ca- 
lindri vi chiama brigante. Fate noto che egli 
solo è degno di tal nome per la piccolezza del- 
l'animo e della mente sua. 

Addio, babbo ; il paese è tranquillo. La Guar- 
dia Nazionale è nudrità di eccellente spirito. 
Alla testa del governo sono uomini fidi, incor- 
ruttibili, ed è questa gran mercè di Dio. Ad- 
dio di bel nuovo e pace e calma e tranquillità 
molta in tuttivoi ; durante questi supremi mo- 
menti di vita o di morte. 
Dall'anima. 

C. Augusto. 



- 7 8 - 

Una stretta di mano e con fraterno affetto, 
per conto mio, alla cittadina Teresa Bardi-Mar- 
catili, unica donna che in Ascoli saprà tenere 
la dignità dell' anima e del sesso gentile e 
pronta ai sacrifìci. 

Di Roma, iy Aprile 49. 
Carissimo babbo, 

Ho ricevuto tutte le vostre lettere. A quella 
d'ieri non potetti rispondere. Il faccio a quella 
d'oggi, in data del 14. Viva le notizie della 
Sicilia ! Il P. Ventura me le ha confermate. Io 
intanto vi scrivo che le truppe realiste inviate 
in Sicilia nel numero di 25 mila uomini sono 
austriache venute coi vapori del Lloyd di Trie- 
ste. E la Francia lo sa e sta cheta. Sembra che 
il Buonaparte, cotanto da voi invocato come 
Presidente di quella miserabile Repubblica, 
voglia fare invadere il suo paese dagli sgherri 
della Santa Alleanza, e smembrarlo a ciò più 
non gridi contro il dispotismo dei re. 

Noi terremo fermo finché il potremo. Se le 
cose Sicule trionfano, il guscio della bilancia 
giustiziera rialzerà anche da parte nostra. Ma 
converrebbe che la Francia e V Inghilterra non 
si stessero inerti a riguardare il nostro scem- 



— 79 — 

pio. Alcuni assicurano che in Parigi siavi il 
silenzio precursore dell'urlo popolare, la calma 
foriera della grande tempesta. Dio lo voglia 
e sia ! 

La Commissione per la redazione della Co- 
stituzione ha quest'oggi fatto lettura del suo 
bel lavoro. L'Agostini lo ha preceduto con un 
magnifico discorso proemiale. Il tutto verrà in 
stampa ; per noi compaginato, per tutti nel 
Monitore. 

La discussione sarà aperta venerdì. Audi- 
not ha fatto proposta che la Costituente stampi 
un Manifesto ai popoli della terra per dichia- 
rare apertamente le cose nostre, i nostri diritti, 
ciò che vogliamo, ciò che voglia il Pontificato. 
Ciò è stato approvato e i redattori nominati 
sono Audinot, Lizabe e Agostini. Sarà, spero, 
di buon effetto. 

Il brigantaggio della Provincia è cosa ve- 
ramente da ridere. Quello sciocco di Calindri 
lo ha fatto nascere ed or ne patisce la pena. 
Oggi V ho spiattellato in faccia al potere dei 
tre, che mai hanno voluto darmi retta di sba- 
razzarsi di tanto poco uomo. 

Risposi per l'affare concernente Orazio. 

Addio, i saluti a chi li merita. State lieto e 
sono 

C. Augusto. 



— 8o — 

Di Roma, ip Aprile 49. 

Carissimo babbo, 

Rispondo alla vostra del 16. Ad Orazio è 
stato scritto, e il Saffi or mi assicura in modo 
assai convenevole. Godo che i traviati monta- 
gnardi calmino i loro mal concepiti sdegni. Il 
Governo vuole usare clemenza con essi e per- 
donarli. Vuole però avere in mano i loro capi 
e condannarli siccome meritano. Subito letta 
la vostra lettera, ho pensato di scrivere un in- 
dirizzo alla popolazione della provincia. Maz- 
zini mi ha abbracciato per questa idea, lo ha letto 
e chiede sia stampato e propagato. Ve lo mando. 
Il Galanti lo imprime e voi pensate col Toc- 
chi a diramarlo per tutto. 

La Vittoria mi scrive il 17 di Firenze : per 
avvertirmi che il General Fanti con 6000 lom- 
bardi, artiglieria e cavalleria, conceduta volon- 
tariamente dal Piemonte, è presso Massa al 
confine. Vorrebbe passare per venir qui. Leg- 
gerete la notizia nella Italia del Popolo. Il Go- 
verno spedisce per facilitar loro la via del 
giungere. 

Noi siamo forti. Il 21 faremo feste per so- 
lennizzare il dì natalizio di Roma. 20000 uo _ 



— 81 — 

mini saranno in armi. Difficilmente cadremo, 
e se sì, da uomini antichi. 

Addio a tutti. Il Calindri aveva dato le stesse 
novelle al Ministro. State lieto e sano e pieno 
di speranza. 

C. Augusto. 



Di Roma, 28 Aprile 4.9. 
Carissimo babbo, 

Allegri ! Verranno certo domani. L'avanguar- 
dia oggi è a Palo, lungi di qui 25 miglia. Sono 
1000 uomini senza cannoni. 

A domani adunque. Evviva la Repubblica 
Romana e V Italia ! 

Stamani Avezzana ha passato una grande 
rivista di tutte le armi sulla Piazza Vaticano. 
L'entusiasmo di ogni corpo era stupendo. Tutti 
agognano il momento di battersi contro i croati 
di Francia. Noi si piangeva di gioia. Un'altra 
rivista V han fatta i Rappresentanti del popolo 
alla Nazionale e ai Carabinieri. Urlavano che 
volevano morir tutti pria che vedere gli assas- 
sini mentitori di Francia passeggiare per le 
nostre contrade. In modo che ieri credeva che 
avremmo vinto perdendo, ed oggi trionferemo 
vincendo. 



— 82 — 

Quel ladro assassino di Pio IX giurano tutti 
di assassinarlo se mai torna costì. L'odio per 
lui e pei cardinali è senza fine e generale. 

Innanzi ai francesi andremo col suono della 
Marsigliese. La campana di Campidoglio, che 
ha un effetto magico in ROMA, suonerà a 
stormo. Quella di Montecitorio la imiterà e poi 
le altre dei campanili. 

Rinnoveremo i VESPRI per lo scellerato 
straniero. 

Domani vi scriverò. E anche doman l'altro ; 
quand'anche ferito, avreste le mie notizie. 

Se morto per la patria, divorate le lacrime 
e dite a tutti gioiosamente: 

Augusto ha pagato il suo debito. Benedetta 
la sua memoria onorata ! 

Addio a tutti, e viva la Repubblica Romana! 

C. Augusto. 



Dì Roma, 29 Aprile 4.9. 

Carissimo babbo, 

L'avanguardia si è avanzata stanotte a Ca- 
stel di Guido. Sono aio miglia. Sappiamo che 
di Civitavecchia non sono peranco tutti venuti 
via. Quanto brutta cosa è l'attendere ! Ieri sera 
giunsero i bersaglieri Manara. 



- 8 3 - 

Chi vale a dipingervi V ira del paese ? 

I trasteverini arrotano i coltelli sulle soglie 
delle loro porte; quelli dei Monti usan lo stesso. 
Le donne sono fatte feroci. E v vi vano le bei- 
vette graziose e benigne! 

Accendete i fuochi dell'amor patrio. Urlate 
a tutta gola il trionfo della causa Italiana. 

Addio, state tranquilli, e predicate a tutti 
che tengano all'onore della nazione. 

Vi abbraccio con tutti di famiglia e con gli 
amici. Addio. 

C. Augusto. 



Di Roma, 3 Maggio 49. 
Carissimo babbo, 

Oggi ricevo contemporaneamente tre vostri 
fogli, del 28, del 29 e del 30 perduto. NON 
rispondo che all' ultimo. 

I casi avvenuti hanno inutilizzato le parole 
sui primi. Il battaglione Manara è qui dal 30. 
Il battaglione Melara è a Civitavecchia e ieri 
sera sendo combinato il cambio dei prigionieri 
francesi coi sedicentisi tali, i Melariani, questi 
verranno qui. Intanto 150 fra essi scalando le 
mura erano qui fin da ieri. 

Dalle notizie che ogni dì vi ho dato, avrete 



— 8 4 — 

veduto come v' ingannavate sul conto del po- 
polo di Roma e della sua Guardia Nazionale. 
Nessuna riazione, né nello interno della grande 
città, né nelle campagne che la circondano. 
Tutti d'un parere solo. I francesi sono stupiti 
della resistenza incontrata. Ieri sera venne un 
plenipotenziario a parlamentare. Io che ho in 
consegna i prigionieri, 1' ho condotto ad ab- 
bracciare i suoi fratelli. Dopo i primi abbracci 
dissero essere stati trattati da fratelli, i feriti 
come parenti, ed uno fra essi, additandomi : 
« Questo bravo ufficiale — dissegli — appena 
seppe che tra i vigneti ove avevano combat- 
tuto erano feriti in massa senza medico, senza 
nessuno gli curasse, spedì un medico e due 
omnibus per trasportare quei poveretti in città. 
Dite coteste onorevoli cose a tutti del campo ». 

Il medico rispose che ciò si sapeva e che il 
colonnello ripeteva continuamente : 

« .... Ma foi, mes amis, les braves italiens 
nous ont fait bien rosse et il nous ont donne 
une lecon que la France ne pourra jamais 
oublier ! » 

Il parlamentario disse ai compagni che i fran- 
cesi avevano fatto un solo prigioniero che ri- 
lasciarono subito, che erano morti 34 ufficiali, 
che due n'erano impazzati per dolore, l'uno di 
battersi per una causa infame, e l'altro per una 



- 85 - 

palla ricevuta nel capo, che all'appello della 
sera erano mancati 1500 individui all' incirca 
e che trasportavano a Civitavecchia 15 carri 
di feriti, i quali sarebbero stati inviati oggi a 
Tolone. Allora, in nome del Ministro di Guerra, 
V ho pregato acciò persuadesse il generale Ou- 
dinot di fargli spedir qui imperciocché la metà 
gliene morrebbe per mare i tre giorni del tra- 
gitto. Noi gli manderemo carri e medici. Ve- 
dremo se il voto sarà compiuto. Poi gli empii 
le tasche di tutti gli indirizzi italiani e francesi 
che la Costituente ha stampato insieme coi 
Triumviri e il popolo di Roma. Ei mi dette 
la parola d'onore che gli consegnerebbe a Ou- 
dinot in faccia a tutta la ufficialità e che vi 
aggiungerebbe tutto che aveva udito e veduto 
poi. Intanto i francesi marciano verso Civita 
ed ora che scrivo, alle 2, saran giunti. 

I Napoletani gli dicono vicini ad Albano. 

Gli desideriamo con ansia massima. Ne fa- 
remo scempio e macello. A VELLETRI le 
Guardie Nazionali han già data la paga alla 
avanguardia, ma solenne : e dicono che entrati, 
abbiano dato il sacco ; dicesi pure che il re 
boia- marci alla coda e scorti le casse di mac- 
cheroni. A questi scellerati non accorderemo 
nessuna grazia. Senza quartiere. Vivi e morti, 
tutti troveran qui sepoltura. Nessun accordo 



86 



col Papa. U assassino prete non tornerà per- 
ciò qui tra un popolo civile che lo sprezza e 
l'odia come un barbaro ed infame. Noi vince- 
remo sul suo battaglione di menzogna e la re- 
ligione vera del Cristo la faremo trionfar noi, 
come apostoli di libertà. Le vostre mezze mi- 
sure partono da un'anima poco persuasa della 
forza morale e fisica che abbiamo in mano 
nostra. 

Quando un popolo è gagliardo ed è pronto 
a tutti i sacrifici per l'onor suo non viene a 
trattati con un pretaccio fratricida ed infame 
inorpellando la viltà con forme libere e demo- 
cratiche. Queste condizioni erano buone nei 
tempi andati ove voi contavate sulle dita i 
pensanti e gli operai della libertà. Ora altri tem- 
pi, altre idee. Il Popolo ha conquistato i suoi 
diritti, si è incoronato re, e re debba rimanere 
in eterno. 

Non vi esaltate nelle malinconie. Io devo 
fare il mio dovere, avvenga che può. Se morrò, 
morrò nella stima di me medesimo che ho sa- 
puto sciogliere il voto a prò' del popolo. Se 
vivrò, chi mi conosce non vorrà defraudarmi 
dell'onore di avere rischiato la mia vita, lo 
schianto di mia moglie, le lacrime della mia 
famiglia per la felicità degli altri. 



- 87 - 

Le argenterie si prendono da per tutto e se 
ne battono molte. La città s' illumina sponta- 
neamente a festa ogni notte. 

Viva la gloriosa Repubblica di Roma! 

Addio di gran cuore, date i saluti miei a chi 
li merita. Vittoria in Ungheria ! I Tedeschi 
atterrati ! 

C. Augusto 



fine. 



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